Ciro esempio di un positivo rapporto tra sovrano e sudditi

Ἀλλὰ πολλάκις μὲν δή, ὦ ἄηδρες, καὶ ἄλλοτε κατενόησα ὅτι ἄρχων ἀγαθὸς οὐδὲν διαφέρει πατρὸς ἀγαθοῦ· οἵ τε γὰρ πατέρες προνοοῦσι τῶν παίδων ὅπως μήποτε αὐτοὺς τἀγαθὰ ἐπιλείψει, Κῦρός τέ μοι δοκεῖ νῦν συμβουλεύειν ἡμῖν ἀφ᾽ ὧν μάλιστ᾽ ἂν εὐδαιμονοῦντες διατελοῖμεν. ὃ δέ μοι δοκεῖ ἐνδεέστερον ἢ ὡς ἐχρῆν δηλῶσαι, τοῦτο ἐγὼ πειράσομαι τοὺς μὴ εἰδότας διδάξαι. ἐννοήσατε γὰρ δὴ τίς ἂν πόλις πολεμία ὑπὸ μὴ πειθομένων ἁλοίη: τίς δ᾽ ἂν φιλία ὑπὸ μὴ πειθομένων διαφυλαχθείη: ποῖον δ᾽ ἂν ἀπειθούντων στράτευμα νίκης τύχοι. πῶς δ᾽ ἂν μᾶλλον ἐν μάχαις ἡττῷντο ἄνθρωποι ἢ ἐπειδὰν ἄρξωνται ἰδίᾳ ἕκαστος περὶ τῆς αὑτοῦ σωτηρίας βουλεύεσθαι: τί δ᾽ ἂν ἄλλο ἀγαθὸν τελεσθείη ὑπὸ μὴ πειθομένων τοῖς κρείττοσι: …ἡμεῖς δὲ ἃ νῦν ἀγαθὰ ἔχομεν διὰ τί ἄλλο μᾶλλον κατεπράξαμεν ἢ διὰ τὸ πείθεσθαι τῷ ἄρχοντι; διὰ τοῦτο γὰρ καὶ νυκτὸς καὶ ἡμέρας ταχὺ μὲν ὅποι ἔδει παρεγιγνόμεθα, ἁθρόοι δὲ τῷ ἄρχοντι ἑπόμενοι ἀνυπόστατοι ἦμεν, τῶν δ᾽ ἐπιταχθέντων οὐδὲν ἡμιτελὲς κατελείπομεν.

εἰ τοίνυν μέγιστον ἀγαθὸν τὸ πειθαρχεῖν φαίνεται εἰς τὸ καταπράττειν τἀγαθά, οὕτως εὖ ἴστε ὅτι τὸ αὐτὸ τοῦτο καὶ εἰς τὸ διασῴζειν ἃ δεῖ μέγιστον ἀγαθόν ἐστι. καὶ πρόσθεν μὲν δὴ πολλοὶ ἡμῶν ἦρχον μὲν οὐδενός, ἤρχοντο δέ: νῦν δὲ κατεσκεύασθε οὕτω πάντες οἱ παρόντες ὥστε ἄρχετε οἱ μὲν πλειόνων, οἱ δὲ μειόνων. ὥσπερ τοίνυν αὐτοὶ ἀξιώσετε ἄρχειν τῶν ὑφ᾽ ὑμῖν, οὕτω καὶ αὐτοὶ πειθώμεθα οἷς ἂν ἡμᾶς καθήκηι.

τοσοῦτον δὲ διαφέρειν δεῖ τῶν δούλων ὅσον οἱ μὲν δοῦλοι ἄκοντες τοῖς δεσπόταις ὑπηρετοῦσιν, ἡμᾶς δ᾽, εἴπερ ἀξιοῦμεν ἐλεύθεροι εἶναι, ἑκόντας δεῖ ποιεῖν ὃ πλείστου ἄξιον φαίνεται εἶναι. εὑρήσετε δ᾽, ἔφη, καὶ ἔνθα ἄνευ μοναρχίας πόλις οἰκεῖται, τὴν μάλιστα τοῖς ἄρχουσιν ἐθέλουσαν πείθεσθαι ταύτην ἥκιστα τῶν πολεμίων ἀναγκαζομένην ὑπακούειν. παρῶμέν τε οὖν, ὥσπερ Κῦρος κελεύει, ἐπὶ τόδε τὸ ἀρχεῖον, ἀσκῶμέν τε δι᾽ ὧν μάλιστα δυνησόμεθα κατέχειν ἃ δεῖ, παρέχωμέν τε ἡμᾶς αὐτοὺς χρῆσθαι Κύρωι ὅ τι ἂν δέηι. καὶ τοῦτο γὰρ εὖ εἰδέναι χρὴ ὅτι οὐ μὴ δυνήσεται Κῦρος εὑρεῖν ὅ τι αὑτῶι μὲν ἐπ᾽ ἀγαθῶι χρήσεται, ἡμῖν δὲ οὔ, ἐπείπερ τά γε αὐτὰ ἡμῖν συμφέρει καὶ οἱ αὐτοί εἰσιν ἡμῖν πολέμιοι.

"Ma spesso, amici mi è capitato di notare che un buon capo non differisce nulla da un buon padre: come i padri si curano che ai loro figli non manchi alcun bene, così mi sembra che Ciro ci stia dando consigli perché la nostra felicità perduri duri senza fine.

Ma quel punto che a mio parere ha illustrato meno di quanto sarebbe stato opportuno, io cercherò di chiarirlo a chi non ne ha coscienza precisa. Provate a chiedervi quale città nemica possa essere conquistata da soldati indisciplinati e quale città amica possa essere difesa da soldati anch'essi indisciplinati e quale esercito senza disciplina potrà mai riportare una vittoria. Vi è forse un modo più efficace per perdere una battaglia che iniziare a pensare ognuno alla propria salvezza? E che altro di buono sarà mai portato a termine da chi non obbedisce ai propri superiori? Quale città sarà governata secondo la legge, quale casato sarà tutelato, quale naviglio arriverà in porto? Noi stessi in che altro modo abbiamo ottenuto i beni che possediamo se non prestando obbedienza al nostro capo?

In nome di questa accorrevamo di notte come di giorno la dove ci era richieste e compatti dietro di lui eravamo irresistibili e degli incarichi che ci erano assegnati non ne lasciavamo nessuno a metà. Se dunque la disciplina si prospetta come un requisito primario per la realizzazione di obiettivi importanti, sappiate che essa non è meno indispensabile per conservare ciò che ci preme conservare. In passato certo molti di noi non davano ordini a nessuno quanto piuttosto ne ricevevano, ma oggi tutti noi qui presenti ci troviamo nella condizione di avere, chi più e chi meno, gente a noi sottoposta. Come pretenderete dunque di comandare a chi è sotto di voi, così noi stessi dovremo obbedire ai nostri capi legittimi con la differenza tuttavia rispetto agli schiavi, che mentre quelli servono i padroni contro la loro volontà noi, se è vero che presumiamo di essere uomini liberi, dobbiamo eseguire volentieri ciò che ci sembra meritare il nostro impegno.

Scoprirete - disse - che anche fra gli stati che non sono sotto un regime monarchico corre meno rischi di cadere sotto la soggezione altrui l'uomo in cui sia più radicato l'ossequio ai magistrati. Dunque ritroviamoci come Ciro ci prescrive, presto questo palazzo del governo, attendiamo a quelle attività che meglio ci consentiranno di conservare ciò che ne vale la pena, mettiamoci a disposizione di Ciro ogni volta che avrà bisogno di noi. Dobbiamo essere convinti che Ciro, non potrà mai escogitare qualcosa che torni a suo esclusivo vantaggio, visto che noi e lui abbiamo gli stessi interessi e gli stessi nemici

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