L'arte di governare - Senofonte versione greco askesis

L'arte di governare
VERSIONE DI GRECO DI Senofonte
Askesis a p. 308 n. 262

'inizio è questo: ενεθυμουμεθα ως ανθρωπω πεφυκοτι παντων των αλλων ραον η ανθρωπων αρχειν.
la fine è questa: αγαπωη δ αν ει του εαυτου εθνους αρχων διαγενοιτο.

TRADUZIONE DI ASKESIS

Ritenevamo che per natura è più semplice per l'uomo governare su tutte le altre cose piuttosto che sugli uomini stessi.

ma dopo aver considerato che ci fu Ciro di Persia, che si guadagnò da una parte moltissimi uomini che gli obbedivano, dall'altra moltissime città, dall'altra ancora moltissimi popoli, eravamo costretti da ciò a cambiare Avviso, cioè che governare sugli uomini non sia né fra le imprese impossibili, né fra quelle difficili, qualora si faccia questo saggiamente.

Sappiamo per esempio che vollero obbedire a Ciro coloro che distavano una marcia anche di mesi, coloro che non lo avevano mai visto, persino coloro che sapevano bene che non avrebbero mai potuto vederlo e ugualmente volevano ubbidirgli.

E infatti appunto, di tanto si distinse dagli altri re, sia da coloro che avevano ereditato i poteri dal padre, sia da coloro che se li erano procurati da sé, che il re di Scizia, sebbene gli Scizi siano moltissimi, non avrebbe potuto governare su nessun altro popolo, ma si sarebbe accontentato se fosse durato nel comando del suo popolo.

PASSO ORIGINALE SENOFONTE

Nel corso di queste meditazioni ci rendevamo conto che per natura all’uomo riesce più facile comandare su tutti gli altri esseri viventi che sui propri simili. Ma non appena considerammo che ci fu qualcuno, Ciro di Persia, che si conquistò l’obbedienza di moltissimi uomini e di moltissime genti e città, fummo costretti a cambiare idea e a riconoscere che il comandare agli uomini, purché se ne riconosca l’arte, non è cosa né impossibile né difficile. Sappiamo che a Ciro obbedirono di buon grado sudditi che distavano da lui molti giorni e perfino molti mesi di marcia e alcuni che non lo avevano mai visto o che, addirittura, erano sicuri che mai lo avrebbero visto: eppure accettavano di prestargli obbedienza. Intanto egli superò tutti gli altri monarchi, sia coloro che avevano ereditato il loro regno dal padre sia coloro che se lo erano personalmente conquistato, in quanto il re di Scozia, per numerosi che siano i suoi sottoposti, non può estendere la sua signoria su altre genti ma è pago se riesce a conservarla sulla propria, e del pari il re dei Traci sui Traci e il re degli Illiri sugli Illiri, e lo stesso vale per le altre genti a noi note: ecco perché delle popolazioni europee si dice che tuttora vivono ciascuna secondo le proprie leggi, ben separate le une dalle altre. Ciro invece pur avendo trovato le genti d’Asia non diversamente autonome, si mosse con un modesto esercito di Persiani e senza alcuna opposizione diventò capo dei Medi e degli Arcani e sottomise Siri, Assiri, Arabi, Cappadoci, gli uni e gli altri Frigi, Lidi Cari, Fenici, Babilonesi e dominò anche su Battriani, Indiani, Cilici e altresì su Saci, Paflagoni, Magadidi e su molte altre genti di cui non si saprebbe neppure dire il nome, e soggiogò anche gli Elleni d’Asia e, sceso al mare, Ciprioti ed Egiziani. Governò dunque queste genti che per lingua erano diverse sia da lui che fra loro, e tuttavia seppe spargere per sì gran tratto il terrore che ispirava da rendere stupefatto il mondo intero, tanto che nessuno osava attaccarlo, e seppe lingua erano diverse sia da lui che fra loro, e tuttavia seppe spargere per sì gran tratto il terrore che ispirava da rendere stupefatto il mondo intero, tanto che nessuno osava attaccarlo, e seppe instillare in tutti un tale desiderio di guadagnarsi il suo favore che essi non chiedevano di meglio che essere pilotati dalla sua volontà e riannesse tante popolazioni quante sarebbe già impegnativo il solo attraversarle, in qualunque direzione ci si volga a partire dalla capitale, verso oriente come verso occidente, verso settentrione come verso mezzogiorno.

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