Gli Etruschi vengono respinti da Sutri (Versione di latino Cesare)

Gli Etruschi vengono respinti da Sutri
Autore: Cesare

Profecti ab urbe Sutrium Furius et Valerius partem oppidi iam captam ab Etruscis inuenere, ex parte altera intersaeptis itineribus aegre oppidanos uim hostium ab se arcentes.

Cum Romani auxilii aduentus tum Camilli nomen celeberrimum apud hostes sociosque et in praesentia rem inclinatam sustinuit et spatium ad opem ferendam dedit. Itaque diuiso exercitu Camillus collegam in eam partem circumductis copiis quam hostes tenebant moenia adgredi iubet, non tanta spe scalis capi urbem posse quam ut auersis eo hostibus et oppidanis iam pugnando fessis laxaretur labor et ipse spatium intrandi sine certamine moenia haberet. Quod simul utrimque factum esset ancepsque terror Etruscos circumstaret, et moenia summa ui oppugnari et intra moenia esse hostem [ut] uiderunt, porta se, quae una forte non obsidebatur, trepidi uno agmine eiecere. Magna caedes fugientium et in urbe et per agros est facta: plures a Furianis intra moenia caesi, Valeriani expeditiores ad persequendos fuere, nec ante noctem, quae conspectum ademit, finem caedendi fecere.


Partiti da Roma alla volta di Sutri, Furio e Valerio trovarono però che parte della città era già finita in mano degli Etruschi, e che nell'altra parte gli abitanti, dopo aver sbarrato tutte le vie d'accesso, riuscivano a stento a contenere gli assalti del nemico. L'arrivo di aiuti da Roma e in particolare la grandissima fama di cui Camillo godeva presso nemici e alleati permisero di ristabilire momentaneamente la situazione già compromessa e concessero il tempo necessario per organizzare il soccorso. Diviso in due l'esercito, Camillo diede disposizione al collega di operare una manovra di accerchiamento e di dare l'assalto alle mura nel settore occupato dai nemici.

La sua speranza non era tanto di poter prendere la città con l'uso di scale, quanto di richiamare i nemici in quel punto (concedendo così agli abitanti, ormai stremati dal continuo combattere, un attimo di tregua), e di avere l'opportunità di entrare in città senza combattere. Entrambe le operazioni vennero messe in pratica simultaneamente: gli Etruschi sentendosi minacciati da ambo le parti e vedendo che le mura erano attaccate con estrema violenza e che i nemici erano ormai in città, colti da terrore si gettarono in massa fuori dalla sola porta che casualmente non era assediata. La fuga nei campi e all'interno della città finì comunque in un bagno di sangue. La maggior parte di essi venne fatta a pezzi dai soldati di Furio all'interno delle mura. Gli uomini di Valerio furono più veloci nell'inseguimento e posero fine al massacro solo quando il calar della notte tolse la visibilità.

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