Litavicco convince gli Edui a combattere contro Cesare (Versione di latino Cesare)

Autore: Cesare

Litaviccus accepto exercitu, cum milia passuum circiter XXX ab Gergovia abesset, convocatis subito militibus lacrimans, "Quo proficiscimur, " inquit, "milites?

Traduzione:
Litavicco assume il comando dell'esercito.

A un tratto, a circa trenta miglia da Gergovia, convoca i suoi: "Dove andiamo, soldati?" dice tra le lacrime. "Tutti i nostri cavalieri, tutti i nobili sono caduti. I capi, Eporedorige e Viridomaro, accusati di tradimento dai Romani, sono stati messi a morte senza neppure un processo. Ma sentitelo da costoro, che sono scampati al massacro: i miei fratelli e tutti i miei parenti sono morti, il dolore mi impedisce di narrarvi l'accaduto". Si fanno avanti alcune persone già istruite su cosa dire.

Ripetono alla massa dei soldati gli stessi discorsi di Litavicco: i cavalieri edui erano stati trucidati, li si accusava di una presunta complicità con gli Arverni; loro si erano nascosti nel folto del gruppo e avevano preso la fuga proprio nel bel mezzo della strage. Gli Edui levano alte grida, supplicano Litavicco di prendersi cura di loro.

"C'è forse bisogno di decidere?" risponde. "Non dobbiamo forse dirigerci a Gergovia e unirci agli Averni? Oppure dubitiamo che i Romani, dopo il loro empio crimine, esitino a gettarsi su di noi e a massacrarci? Perciò, se ancora in noi è rimasto del coraggio, vendichiamo la morte dei nostri, trucidati nel modo più indegno, uccidiamo questi ladroni", e indica alcuni cittadini romani che, fidando nella sua protezione. erano al suo seguito.

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