A roma regna il disordine politico - Cicerone versione latino

A Roma regna il disordine politico versione latino Cicerone
Lettera ad Attico VII, 7

Nam quod scribis mirificam exspectationem esse mei neque tamen quemquam bonorum aut sat bonorum dubitare quid facturus sim, ego quos tu bonos esse dicas non intellego.

Quanto a ciò che mi scrivi, che è grandissima l'attesa degli uomini nei miei confronti, pur nella certezza da parte dei buoni, o anche dai quasi buoni, di quale sarà la mia linea di condotta: non so di quali buoni tu parli;

non ne conosco affatto, se vogliamo parlare di un partito di galantuomini. Voglio dire che, presi singolarmente, ci sono dei buoni; ma nelle lotte civili conviene cercare gli ordini, le classi.

E tu ritieni buono un senato che lascia le provincie senza governatori? Infatti Curione non avrebbe potuto resistere, se si fosse cominciato a batterlo con forza; il senato non ha voluto seguire questo parere; per cui è avvenuto che non si è dato il successore a Cesare.

Forse chiami buono il partito dei Pubblicani? I quali, mai decisi su una posizione, sono ora amicissimi di Cesare? O buoni i banchieri, buoni i coltivatori? I quali non desiderano altro che la quiete; a meno che per caso non pensi di trovare il timore di cadere sotto un re, in gente che mai lo ricusarono, purché fossero lasciati in pace.  Che dunque?

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