Anche dimenticare può essere un'arte (Versione Cicerone)

Anche dimenticare può essere un'arte
Autore: Cicerone
Comprendere e Tradurre n° 304 pagina 255

Apud Graecos incredibilis consilii atque ingenii fuisse Themistocles Atheniensis dicitur. De quo mihi venit in mentem praeclarae illius vocis qua respondit, cum olim ad eum accessisset homo quidam, magna quidem doctrina sed magna etiam animi levitate, qui ei artem memoriae, quae in Graecia tum plurimi existimabatur, pollicitus est. Cum Themistocles quaesivisset quid utilitatis illa ars afferre posset, respondit ille doctor eam efficere ut homines, qui eam consecuti essent, omnia semper meminisse possent. Tunc ei respondit Themistocles: <...>. Quantum sapientiae in his verbis!Quam acris ingenii fuit ille homo!Arbitrabatur enim multas esse vel iniurias vel contumelias, quarum oblivisci utilius homini esset, multasque etiam res adversas quarum reminisci pergrave est. Pluris enim a sapiente existimatur iniuriarum et rerum adversarum oblivio quam memoria, neque utilius interest <> veterum casuum, ut ait Vergilius poeta. Presso i Greci (visse) Temistocle, l' ateniese, (che) a quanto si dice, ebbe incredibile buon senso ed intelligenza. Riguardo quest'uomo mi sovviene alla memoria quella risposta, rimasta molto famosa, ch'egli diede una volta, ad un tizio che - molto colto ma anche piuttosto banale [magna quidem doctrina sed magna etiam animi levitate] - presentatosi gli promise (di erudirlo nella) l'arte della memoria, che a quel tempo, in Grecia, godeva di un grande prestigio.

Quando Temistocle (lo) interrogò sull'utilità ricavabile da tale arte, quel maestro di sapienza (gli) rispose che quella (arte)] rendeva coloro che l'avessero seguita abili a ricordare ogni cosa, e in ogni momento.

Al che Temistocle gli ribatté: "Mi faresti un piacere di gran lunga maggiore, se mi insegnassi a dimenticare, piuttosto che a ricordare, ciò che desidererei non ricordare". Che profondità di giudizio si celava in queste parole!

Di quanto acuto ingegno fu dotato quell'uomo! Riteneva che molti sono gli oltraggi e i torti, che sarebbe più utile all'uomo dimenticare, e che inoltre molti sono gli affronti, il ricordare i quali è cosa molto gravosa.

Il sapiente preferisce la dimenticanza degli oltraggi e delle offese, piuttosto che il ricordo, e che non porta alcuna utilità "rinnovare l'ineffabile dolore", come dice il poeta Virgilio.

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