Cicerone e Catilina

Cicerone e Catilina
versione latino Cicerone libro nuovo le ragioni del latino

Ego si hoc optimum factu iudicarem, patres conscripti, Catilinam morte multari, unius usuram horae gladiatori isti ad vivendum non dedissem.

Io, padri coscritti, se avessi pensato che la scelta migliore da farsi fosse di mandare a morte Catilina, non avrei permesso a un delinquente come lui di vivere un'ora di più.

Se infatti i cittadini più autorevoli e illustri non si sono macchiati del sangue di Saturnino, dei Gracchi, di Flacco e di tanti altri in passato, se, al contrario, si sono coperti di onore, certamente non avrei dovuto temere che la disapprovazione dei posteri ricadesse su di me per aver eliminato uno che assassina i suoi concittadini. E se anche corressi un tale pericolo, non cambierei idea: l'impopolarità nata dal valore è gloria, non impopolarità. Eppure ci sono alcuni, qui in Senato, che non vedono cosa sta per abbattersi su di noi oppure fingono di non vedere quel che hanno sotto gli occhi;

alcuni che hanno alimentato con la condiscendenza le aspettative di Catilina e rafforzato con l'incredulità una congiura nascente! Facendosi scudo dell'autorità di questi, molti, non solo disonesti, ma anche ingenui, avrebbero detto che agivo con la crudeltà di un tiranno se lo avessi punito, Ma ora mi rendo conto che se Catilina raggiungerà l'accampamento di Manlio, dove intende dirigersi, nessuno sarà così stupido da non capire che è stata organizzata una congiura, nessuno sarà così disonesto da non ammetterlo.

E se lui solo verrà ucciso, mi rendo conto che riusciremo a contenere questo flagello per un po', ma non a debellarlo per sempre. Se invece partirà, se si porterà dietro i suoi, se riunirà nella stessa località tutti gli altri disperati che ha raccolto da ogni dove, non solo verrà completamente estirpato il flagello che è tanto cresciuto nello Stato, ma pure la radice e il seme di ogni male.

Da altro libro testo latino diverso

satis constat in iniquissimis rei publicae temporibus ciceronis operam permagni fuisse.

testo italiano:

E' abbastanza chiaro che nei tempi avversi della Repubblica ci fosse l'opera (meglio ancora l'operato) del grandissimo Cicerone. Infatti Cicerone, di gran lunga il più celebre e il più eloquente degli oratori romani, fu sempre un acerrimo difensore della libertà e, avendo saputo che Catilina aveva preso decisioni dannosissime per lo stato e stava tendendo una trappola ai consoli, gli si oppose apertamente. Catilina, veterano superbo e di nobiltà illustre, ma oppresso dall'inconsistenza del patrimonio di famiglia, fu un uomo di grande possenza, sia di animo che di corpo, ma di ingegno cattivo e indegno. Sin dalla giovinezza gli piacquero tutte le cose peggiori: le guerre intestine, gli omicidi, le razzie, le discordie civili. Il corpo di Catilina fu molto resistente alla fame, al dolore e alla veglia e il suo animo coraggiosissimo, subdolo e incostante; molto desideroso degli onori altrui, aveva dissipato a piene mani i beni paterni; Fu piuttosto ardente nei desideri e più eloquente che saggio. Quindi, scoperta la congiura, Cicerone, spinto dal gravissimo pericolo per lo stato, convocò il senato nel tempio di Giove e lì, mosso dalla presenza di Catilina stesso, lo smascherò con una serissima orazione e lo obbligò ad andarsene da roma. Infatti lo attaccò molto violentemente con queste parole: "Catilina, nulla è più dannoso per lo stato delle tue violenze. Tutti i cittadini ti temono, tutti sono spaventati dalle tue crudelissime decisioni: hai superato, in scellerataggine, ogni altro uomo disonesto. Tu, infatti, desideri il male per la patria, a noi tutti carissima, ma noi saremo più onesti d te e e dei tuoi compagni e constateremo la tua sfacciataggine. Ormai tutti ti reputano il peggiore di tutti i cittadini e dicono che sei un parricida e più che degno dell'esilio".

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