Cicerone ringrazia il Censore Appio Pulcro e gli rinnova la sua stima

Plus quam acceperas reddidisti.

Quis enim ad me non perscripsit te non solum auctoritate, oratione, ... Eo brevior est epistula et ut adversus magistrum morum modestior Hai reso più di quanto hai ricevuto.

Hai ridato più di quanto hai ricevuto.

Infatti chi non mi ha messo in conto che tu, non solo con l'autorità, con il dialogo le tue opinioni, cose per le quali io ero felice provenendo da un tale uomo, ma anche con la disponibilità, con la perspicacia, con il venire a casa, hai lasciato che chiunque altro assolvesse alcun obbligo del tuo incarico? Queste cose per me valgono molto di più di quelle stesse cose che si fanno. Così io mi propongo come vantaggio della nostra amicizia l'amicizia stessa, nulla della quale è più feconda tranne che in quei gusti dai quali ognuno di noi è preso.

Infatti, io ti dichiaro che tu mi sei amico per quanto riguarda lo stato, per il quale abbiamo lo stesso sentire, e amico nella vita i tutti i giorni, perché coltiviamo gli stessi interessi e gli stessi gusti. Così vorrei che la sorte permettesse che di tutto quanto io faccio riguardo ai tuoi interessi, tu possa fare quanto ai miei;

questo tuttavia io non lo so, ma non dispero perché sono mosso da una premonizione dell'animo. Ma di questo nulla (pretendo) da te; l'onere è mio. Vorrei così che tu ti convinca di questo, che capirai, che si è aggiunto al mio affetto verso di te qualcosa in più, mentre sembrava che nulla potesse essere aggiunto, come anche che nulla potesse essere tolto. Mentre scrivevo queste cose, speravo proprio che tu mi facessi da censore. Per questo la lettera è più breve e più misurata come di fronte al maestro delle buone maniere.

TESTO LATINO COMPLETO

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