La spada di Damocle - Versione Cotidie legere Cicerone

La spada di Damocle
libro Cotidie legere pag 291 numero 350
versione di latino di Cicerone

Dionysìus, Syracusanorum tyrannus, ipse iudicavit quam esset beatus.

Nam, cum quidam ex eius adsentatoribus, Damòcles, commemoraret in sermone copias eius, opes, maiestatem dominationis, rerum abundantiam, magnificen-tiam aedium regiarum, negaretque umquam beatiorem quemquam filisse: "Cupisne igitur - inquit - o Damòcles, quoniam te haec vita delectat, ipse eam degustare et fortunam experiri meam?" Cum ille se cupere dixisset, Dionysius collocari iussit hominem in aureo lecto, strato puicherrimo textili stragulo, magnificis operibus picto, abacosque complures ornavit argento auroque caela-to.

Tum ad mensas servos delectos iussit consistere eosque nutum illius intuen-tes diligenter ministrare. Adérant unguenta, coronae; incendebantur odores, mensae conquisitissimis epulis extruebantur. Fortunatum se Damòcles putabat.

In hoc medio apparatu tulgentem gladium e lacunari saeta equina aptum demitti iussit Dyonisius, ut impendéret illius beati cervicibus. Itaque nec pui-chros ìllos mìnìstratores aspìciebat nec plenum artis argentum nec manum por-rigebat in mensam, iam ipsae defluebant coronae; denique exoravit 'tyrannus, ut se amittèret quod ille iam beatus non cupèret esse. Ita Dyonisius demonstravit nihil esse ei beatum, cui semper aliqui terror impendeat.

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Traduzione n. 1

Dioniso, tiranno dei Siracusani, giudicò lui stesso come fosse beato.

Infatti, poiché uno tra i suoi adulatori, Damocle, ricordava in un suo discorso le (sue milizie) e diceva che non c'era mai stato qualcuno più beato: “Desideri dunque -disse-poichè questa vita ti piace, assaggiarla e sperimentare la mia fortuna?". Avendo egli detto che lo desiderava, comandò che l'uomo fosse posto su un letto d'oro, con uno strato bellissimo di una coperta tessuta e ornò più tavoli con argento e oro cesellato.

Quindi comandò che i servi scelti restassero alla mensa e li servissero diligentemente quando intuivano il cenno del suo capo. Damocle si riteneva fortunato. (Dioniso )comandò fosse calata dal soffitto appesa una spada lucente attaccata con un crine di cavallo, affichè sovrastasse le cervici di quel beato.

Pertanto non guardava quei bei servitori né l’ argento pieno d'arte né porgeva la mano alla mensa, già le stesse corone si dileguavano; infine pregò il tiranno affinché avesse il permesso di andarsene poiché non voleva più essere beato. Non è forse vero che come sembra Dionisio avesse manifestato abbastanza chiaramente che non vi è niente di beato per colui sul quale incombe sempre qualche terrore?

traduzione n. 2

Dioniso, tiranno dei Siracusani, giudicò come egli stesso fosse beato. Infatti, poiché uno dei suoi adulatori, Damocle, ricordava in un suo discorso le sue milizie, l'autorità, la grandezza del regno, l'abbondanza delle ricchezze, la magnificenza della reggia, e diceva che non c'era mai stato qualcuno più beato: Desideri dunque -disse- oh Damocle, poiché questa vita ti piace, assaggiarla e sperimentare la mia fortuna?". Avendo egli detto che lo desiderava, Dioniso comandò che l'uomo fosse posto su un letto d'oro, con uno strato bellissimo di una coperta tessuta, ornato di magnifiche ricchezze, e ornò le molte tavolette di oro e di argento cesellato. Quindi comando che i servi scelti restassero alla mensa e li servissero diligentemente quando intuivano il cenno del suo capo. C'èerano unguenti, corone; erano bruciati odori, le mense erano preparati con squisitissime pietanze. Damocle si riteneva fortunato. Dioniso comandò che nel mezzo della tavolata fosse appesa una spada lucente attaccata con un crine di cavallo al soffitto, affichè sovrastasse le cervici di quel beato. Pertanto non guardava quei bei servitori né l'abbondante argento delle opere d'arte né porgeva la mano alla mensa, già le stesse corone si dileguavano; infine il tiranno lo pregò di andarsene poiché non desiderava più essere beato. Così Dioniso dimostrò che niente era felice per lui, sul quale pendeva sempre qualche paura.

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