Moderazione nelle punizioni - MATRIX versione latino Cicerone

Moderazione nelle punizioni Versione latino Cicerone traduzione dal libro MATRIX

Non audiendi ii sunt, qui inimicis irascendum esse putant idque magnanimi et fortis viri esse censent;

Non bisogna udire coloro che ritengono che si debba infuriarsi contro i nemici e per giunta ritengono di essere forti e magnanimi uomini, infatti nulla è più degno di un uomo grande e nobile di uno spirito conciliante e della clemenza.

E neppure nell'amministrazione della cosa pubblica si deve usare troppa severità; bisogna stare attenti infatti che la pena non sia più dura della colpa e né che per le stesse ragioni gli uni siano sferzati e gli altri possano appellarsi in giudizio.

Soprattutto occorre proibire (di avere) l'ira nel punire, mai infatti chi deve decidere una punizione, essendo inquietato, terrà la giusta misura, che si trova in mezzo fra il troppo e il troppo poco. L'iracondia deve essere bandita in tutte le cose;

si deve preferire che coloro i quali comandano nello stato siano guidati non dall'ira ma dall'equità nel punire. Anche nell'abbattere e distruggere le città dei nemici bisogna ben considerare di non comportarsi né ciecamente né crudelmente. Questo è infatti (è tipico) dell'uomo grande (ovvero) punire i colpevoli, proteggere la massa, mantenersi in ogni circostanza retto ed onesto.

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