Spriritosa lettera al proprio genero

CICERO DOLABELLAE COS.

Cicerone saluta il suo Dolabella console.

Anche se io ero contento, Dolabella mio, per la tua gloria e prendevo grande gioia e piacere da essa, tuttavia non posso non riconoscere che aumenta in me con grande godimento il fatto che l'opinione degli uomini inseriva me pubblicamente fra gli associati alle tue lodi. Non ho incontrato nessuno (infatti, incontro tutti i giorni moltissimi: sono infatti una moltitudine di ottimi uomini che verrebbero in questo luogo per la salute, e oltre a ciò (ottimi uomini) dai municipi assidui miei clienti) senza che tutti, mentre ti portano al cielo con grandissime lodi, continuamente mi ringrazino.

Infatti, dicono di non dubitare che tu, seguendo i miei insegnamenti e i miei consigli, ti dimostri un cittadino straordinario ed un console eccezionale. Del resto io a costoro posso rispondere, in modo assai vero, che quello che tu faresti secondo il tuo giudizio e secondo la tua volontà [lo fai] senza aver bisogno del consiglio di nessuno, tuttavia io non sono completamente (plane) d'accordo per non diminuire la tua lode, se sembra tutta derivata dai miei consigli non lo nego molto;

sono infatti della gloria anche più avido di quanto sia sufficiente. E tuttavia non è incompatibile per la tua dignità ciò che ebbe di conveniente (=honestum) lo stesso Agamennone, re dei re, (sottinteso= cioè) cioè avere qualcuno nel prendere decisioni [come] Nestore, per me [è] davvero motivo di gloria (lett. glorioso) [vedere] un giovane console essere colmo di elogi, come allievo del mio insegnamento. (traduzione by Anna Maria Di Leo)

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