Generosità di Attico (3 versioni) (Versione latino Nepote)

Generosità di Attico
Autore: Cornelio Nepote

Tito Pomponio Attico, abitò alcuni anni ad Atene, per dedicarsi agli studi di letteratura.

Visse in questa città in modo tale da essere giustamente carissimo agli Ateniesi. Infatti, oltre alla gentilezza che era grande (in lui) anche quando era adolescente (lett. : nell’adolescente), spesso con i suoi mezzi venne in aiuto alla mancanza di denaro del loro erario (lett. : alleviò la loro pubblica mancanza di mezzi). Attico pertanto si comportava in modo da mostrarsi affabile con i più umile e alla pari con i più importanti.

Perciò gli Ateniesi gli riservarono pubblicamente tutti gli onori e desideravano renderlo cittadino; (ma) egli rifiutò questo beneficio, come dicevano alcuni, per non perdere la cittadinanza romana.

Finché fu ad Atene, ebbe grande cura del patrimonio familiare e dedicò tutti i momenti liberi (lett. : i momenti rimanenti) o alle lettere o allo Stato degli Ateniesi. Quando poi Attico ritornò a Roma, tutti i cittadini ateniesi (lett. : tutta quanta la città degli Ateniesi) lo accompagnarono, mentre partiva, per mostrargli con le lacrime, quanto avrebbero sentito la (sua) mancanza

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Da altro libro:

Hic ita vixit, ut universis Atheniensibus merito esset carissimus. 4 Nam praeter gratiam, quae iam in adulescentulo magna erat, saepe suis opibus inopiam eorum publicam levavit. Cum enim versuram facere publice necesse esset neque eius condicionem aequam haberent, semper se interposuit atque ita, ut neque usuram umquam ab iis acceperit neque longius, quam dictum esset, debere passus sit. Quod utrumque erat iis salutare. Nam neque indulgendo inveterascere eorum aes alienum patiebatur neque multiplicandis usuris crescere. Auxit hoc officium alia quoque liberalitate. Nam universos frumento donavit, ita ut singulis sex modii tritici darentur; qui modus mensurae medimnus Athenis appellatur.
Qua visse in modo da essere sommamente ed a buon diritto caro a tutti gli Ateniesi. Infatti, a parte la sua amabilità, che ebbe grande fin dalla adolescenza, spesso con le sue sostanze venne in soccorso della loro pubblica povertà. Quando infatti si trovavano nella necessità di spegnere un debito con un nuovo prestito e non riuscivano ad aver condizioni eque di interesse, sempre intervenne personalmente ed in modo tale da non pretendere da loro né interesse iniquo né da permettere che il loro debito durasse più a lungo di quanto fosse stato stabilito. L'una e l'altra cosa era loro salutare: infatti né permetteva con proroghe che il loro debito si consolidasse, né che crescesse con l'accumulo degli interessi. Accrebbe questo suo servigio anche con un'altra liberalità; infatti donò frumento a tutti, in modo tale che a ciascuno toccassero sei moggi di grano: una misura che ad Atene è chiamata medimno.

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