La morte di Annibale (Versione latino Nepote)

La morte di Annibale
versione latino Cornelio Nepote

Hannibal se tenebat, in castello, quod ei a rege datum erat muneri, idque sic aedificarat, ut in omnibus partibus aedificii exitus haberet, scilicet verens, ne usu veniret, quod accidit.

Huc cum legati Romanorum venissent ac multitudine domum eius circumdedissent, puer ab ianua prospiciens Hannibali dixit plures praeter consuetudinem armatos apparere.

Qui imperavit ei, ut omnes fores aedificii circumiret ac propere sibi nuntiaret, num eodem modo undique obsideretur. Puer cum celeriter, quid esset, renuntiasset omnisque exitus occupatos ostendisset, sensit id non fortuito factum, sed se peti neque sibi diutius vitam esse retinendam.

Quam ne alieno arbitrio dimitteret, memor pristinarum virtutum venenum, quod semper secum habere consuerat, sumpsit. Sic vir fortissimus, multis variisque perfunctus laboribus, anno acquievit septuagesimo.

Annibale si teneva in una fortezza, che gli era stata data in regalo dal re, e così l’aveva ristrutturata, che avesse in tutte le parti dell’edificio delle uscite, temendo senz’altro, che venisse in utilità, cosa che accadde.

Qui essendo giunti i delegati dei Romani ed avendo circondato con una moltitudine la casa, un servo guardando dalla porta, disse ad Annibale che apparivano parecchi armati, fuori dell’ordinario.

Ed egli gli comandò di controllare tutte le porte dell’edificio e celermente gli riferisse, se fosse assediato da ogni parte allo stesso modo. Avendogli il servo riferito celermente, cosa ci fosse, e avendo dichiarato occupate tutte le uscite, capì che ciò non era avvenuto fortuitamente, ma che era ricercato e che non doveva mantenere più a lungo la vita.

E per non consegnarla all’arbitrio altrui, memore delle antiche doti, assunse il veleno, che aveva usato avere sempre con sé. Così un uomo fortissimo, dopo aver assolto molte e varie fatiche, si riposò a settant’anni.

La morte di Annibale versione latino
libro @d litteram versione numero 14 pagina 85
Legati Prusiae Romam veniebant et, cum in Quinctii Flaminini villa canabant... Fine: ...Hannibali gesta et nomen multi memoriae tradunt

I luogotenenti di Prusia giungevano a Roma e, mentre cenavano nella villa di Quinzio Flaminio, facevano menzione di Annibale; dai funzionari Asiatici, ospiti dei Romani, Annibale era indicato vivo nel regno di Prusia. Flaminio mandava luogotenenti in Bitinia per la consegna di Annibale, poiché il comandante Africano era un violento nemico dei Romani e causa di molte scelleratezze. Prusia era pronto per la consegna, ma non dava egli stesso il nemico ai Romani, poiché riteneva sacro il diritto dell'ospitalità. Annibale stava sempre in una fortezza della regione, che era concessa al comandante Africano da Prusia; la fortezza aveva mura solide e molte porte pronte alla fuga del comandante, se i nemici circondavano il luogo. Quando i luogotenenti Romani giungono presso la fortezza e circondano il luogo con un gran numero di soldati, un giovane schiavo vede dalla porta molti soldati e dà la notizia ad Annibale. Poiché tutte le porte sono occupate dai Romani e non vi è neppure una piccola possibilità di fuga, Annibale decise la morte e, memore delle antiche virtù, prese del veleno. Così, con un ultima testimonianza di fierezza, depone la vita non solo un uomo coraggioso, comandante esperto, soldato fedele alla patria, vincitore di molti combattimenti e fiero nemico dei Romani, ma anche un uomo esperto di lingua Greca e autore di libri. Molti ricordano le imprese e il nome di Annibale.

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