L'odio di Amilcare e di Annibale per i romani (Versione latino Nepote)

L'odio di Amilcare e di Annibale per i romani
Autore: Cornelio Nepote

At Hamilcar posteaquam mare transiit in Hispaniamque venit, magnas res secunda gessit fortuna; maximas bellicosissimasque gentes subegit; equis, armis, viris, pecunia totam locupletavit Africam.

Hic cum in Italiam bellum inferre meditaretur, nono anno, postquam in Hispaniam venerat, in proelio pugnans adversus Vettones occisus est.  Huius perpetuum odium erga Romanos maxime concitasse videtur secundum bellum Poenicum. Namque Hannibal, filius eius, assiduis patris obtestationibus eo est perductus, ut interire quam Romanos non experiri mallet.

Hannibal, Hamilcaris filius, Carthaginiensis. Si verum est, quod nemo dubitat, ut populus Romanus omnes gentes virtute superarit, non est infitiandum Hannibalem tanto praestitisse ceteros imperatores prudentia, quanto populus Romanus antecedat fortitudine cunctas nationes.

 Nam quotienscumque cum eo congressus est in Italia, semper discessit superior. Quod nisi domi civium suorum invidia debilitatus esset, Romanos videtur superare potuisse. Sed multorum obtrectatio devicit unius virtutem.  Hic autem velut hereditate relictum odium paternum erga Romanos sic conservavit, ut prius animam quam id deposuerit, qui quidem, cum patria pulsus esset et alienarum opum indigeret, numquam destiterit animo bellare cum Romanis.

Amilcare, dunque, dopo aver passato il mare ed essere giunto in Spagna, intraprese vaste azioni con ottimo successo: sottomise grandi e bellicosissime popolazioni e arricchì tutta l'Africa di cavalli, armi, uomini e denaro.

 E otto anni dopo la sua venuta in Spagna già progettava di portare la guerra in Italia, quando cadde combattendo contro i Vettoni.  Il suo inestinguibile odio contro i Romani probabilmente diede origine alla seconda guerra punica, perché proprio dagli incessanti incitamenti del padre il figlio Annibale fu portato al punto da preferire la morte a rinunciare a cimentarsi contro i Romani.

Annibale, figlio di Amilcare, Cartaginese. Se è vero, cosa di cui nessuno dubita, che il popolo romano ha superato in valore tutte le nazioni, non si deve negare che Annibale di tanto superò gli altri generali in avvedutezza, quanto il popolo romano precede in forza tutte le genti. Infatti, ogni volta che Annibale si scontrò con il popolo romano in Italia ne uscì sempre vincitore.

E se in patria non fosse stato indebolito dall'invidia dei suoi concittadini, è evidente che avrebbe potuto vincere i Romani. Ma la denigrazione di molti debellò il valore di uno solo. Questi poi mantenne l'odio paterno verso i Romani lasciatogli come in eredità a tal punto che abbandonò prima la vita che quest'odio; lui che, benchè cacciato dalla patria e bisognoso dell'aiuto altrui, non cessò mai di combattere con l'animo contro i Romani.

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