Timoleonte difende fino all'ultimo la libertà di parola - Il tantucci laboratorio versione latino Cornelio Nepote

Timoleonte difende fino all'ultimo la libertà di parola versione latino Cornelio Nepote traduzione libro il tantucci laboratorio di latino

Timoleon, cum aetate iam provectus esset, sine ullo morbo lumina oculorum amisit.

Quam calamitatem ita moderate tulit, ut neque eum querentem quisquam audierit neque eo minus privatis publicisque rebus interfuerit. Praeterea numquam ex ore eius quicquam neque insŏlens neque gloriosum exiit. Qui quidem, cum suas laudes audiret praedicari, numquam aliud dixit quam se in ea re maxime diis agere gratias. Negabat enim quicquam rerum humanarum sine deorum numine geri posse. Propter honestatem suam accidit ut eius diem natalem festum haberet universa Sicilia.

Huic quidam Laphystius, homo petulans et ingratus, olim vadimonium voluit imponere. Cum complures concurrissent, qui procacitatem hominis manibus coercere conarentur, Timoleon oravit omnes, ne id facerent. Dixit enim se maximos labores summaque pericula adiisse ut id cuivis liceret (= “fosse lecito”); hanc enim speciem libertatis esse dixit, si omnibus id, quod quisque vellet, legibus experiri licēret.

Idem, cum quidam, nomine Demaenētus, in contione populi de rebus gestis eius detrahere coepisset ac nonnulla inveheretur in Timoleonta, dixit se hoc a diis immortalibus semper petivisse, ut talem libertatem restitueret Syracusanis, in qua cuivis liceret de quo vellet impune dicere.

Timoleonte, essendo ormai anziano, senza alcuna malattia perse la vista.

Sopportò tale sciagura così moderatamente che nessuno lo sentì che si lamentava né partecipò meno alle faccende private e pubbliche. Inoltre dalla sua bocca non uscì mai niente di arrogante né borioso. Il quale, quando udiva che venivano celebrate le sue lodi, non disse mai altro se non che in quella circostanza ringraziava sommamente gli dei. Diceva, infatti, che nessuna delle cose umane poteva essere compiuta senza la volontà degli dei. Per la sua onestà accadde che tutta la Sicilia ritenesse giorno di festa il giorno della sua nascita.

Un giorno un tale Lafistio, uomo sfacciato ed ingrato, volle imporre a costui l'impegno di comparire in giudizio. Essendo accorsi parecchi, che tentavano di reprimere con la forza (=con le mani) l'insolenza dell'uomo, Timoleonte pregò tutti di non farlo. Disse infatti di avere affrontato grandissime fatiche ed estremi pericoli affinché ciò fosse possibile per chiunque; disse, infatti, che questo è il bello della libertà, se a tutti è possibile ricorrere alle leggi in ciò che ciascuno vuole.

Lo stesso, poiché un tale, di nome Demeneto, aveva iniziato a screditare le sue imprese durante l'assemblea del popolo e inveiva alcune cose contro Timoleonte, disse che aveva sempre chiesto ciò agli dei, che restituissero ai Siracusani una libertà tale nella quale fosse lecito a chiunque di parlare impunemente di chiunque volesse.

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