Alessandro attraversa il Tigri - LATINA LECTIO - Versione latino Curzio Rufo

Latina Lectio Pag 317 n 214

Alexander paucos equitum ad temptandum vadum fluminis praemisit.

Cuius altitudo primo summa equorum pectora, mox ut in medium alveum ventum est, cervices quoque aequabat. Nec sane alius ad Orientis plagam tam violentus invehitur, multorum torrentium non aquas solum sed etiam saxa secum trahens. Itaque, a celeritate qua defluit, Tigri nomen est inditum, quia persica lingua Tigrim sagittam appellant. Igitur pedes velut divisus in cornua circumdato equitatu, levatis super capita armis haud aegre ad ipsum alveum penetrat. Primus inter pedites rex egressus in ripam vadum militibus manu, quando vox exaudiri non poterat, ostendit.

Sed gradum firmare vix poterant, cum modo saxa lubrica vestigium fallerent, modo rapidior unda subduceret. Praecipuus erat labor eorum, qui humeris onera portabant: quippe cum semetipsos regere non possent, in rapidos gurgites incommodo onere auferebantur, et dum sua quisque spolia consequi studet, maior inter ipsos quam cum amni orta luctatio est, cumulique sarcinarum passim fluitantes plerosque perculerant.

Rex monere ut satis heberent arma retinere, cetera se redditurum. Sed neque consilium neque imperium accipi poterat: obstrepebat hinc metus, praeter hunc invicem luctantium mutuus clamor. Tandem, qua leniore tractu amnis aperit vadum, emersere, nec quicquam praeter paucas sarcinas desideratum est

Alessandro inviò pochi cavalieri a saggiare il guado del fiume.

Il livello di esso dapprima raggiungeva il petto dei cavalli, poi, quando si giunse al centro del guado, anche le loro teste. In Oriente non si trova nessun altro fiume così vorticoso, poiché esso trascina con sé non solo le acque ma anche le pietre di molti torrenti. Pertanto a causa della velocità con cui scorre, gli è stato dato il nome di ‘Tigri’, poiché in persiano ‘tigrin’ significa ‘freccia’. Dunque la fanteria, divisa in ali, circondata dalla cavalleria, tenendo le armi sollevate sul capo, si spinsero non senza difficoltà nello stesso fiume. Il re, passato per primo tra i fanti sull’altra riva, indicava con la mano ai soldati il guado, dal momento che la voce non poteva essere ascoltata.

Ma essi a stento potevano tener saldi i passi, poiché ora i sassi scivolosi facevano loro perdere l’equilibrio, ora un’onda più alta li sommergeva. Gravosa era la fatica di coloro che portavano le salmerie sulle spalle: infatti, non potendosi reggere, venivano trascinati dalle rapide a causa del peso che li impacciava, e, mentre ognuno cercava di recuperare i propri bagagli, ne nacque una lotta maggiore tra di loro che non col fiume, e cumuli di salmerie trascinati qua e là travolgevano parecchi.

Il re li esortava a badare soltanto alle armi, il resto lo avrebbe restituito lui. Ma né le esortazioni né gli ordini potevano essere uditi: da un lato li ostacolava la paura, oltre a questo le grida reciproche di quelli che annaspavano. Alla fine emersero dove il fiume permetteva un guado, dove la corrente era meno vorticosa, e non si lamentò la perdita che di pochi bagagli.

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