Alessandro si pente del gesto che ha commesso

Rex Alexander, postquam ira mente decesserat, etiam ebrietate discussa, magnitudinem facinoris sera aestimatione perspexit... donec exercitus universi precibus exoratus est, ne ita mortem unius doleret, ut universos perderet.

TESTO LATINO COMPLETO

Il re Alessandro, dopo che la collera si era dissipata dalla mente (e) dopo che si era dissipata  anche l'ubriachezza, con una tarda valutazione comprese l'enormità del crimine (che aveva commesso) ed inizio a pentirsi della (suo) azione.

Comprendeva che durante il banchetto era da lui stato ucciso il vecchio amico Clito, che allora aveva abusato di una smisurata franchezza, un uomo onorevole in guerra e, se non si vergognava ad ammetterlo, suo salvatore. Si doleva della turpe uccisione, gridando: «Me sciagurato, ormai il tempo è superato, mi pento tardi della mia scelleratezza!». Per tutta la stanza si propagava il sangue di Clito, poco prima convitato (del banchetto): le guardie, attonite e simili a chi è stupefatto, stavano lontano e la solitudine ospitava  un pentimento più sincero.

Ora Alessandro provava soprattutto fastidio della vita;  quindi rivolse verso di sé la lancia, dopo averla estratto dal corpo di Clito, e l'aveva già avvicinata al petto, quando gli amici accorsero e gliela tolsero con forza dalle mani e, dopo averlo sollevato, lo portano nella tenda.

Al pentimento si era aggiunto il ricordo della sua nutrice, sorella di Clito, alla quale, in cambio di tanti benefici, aveva dato un funerale così doloroso. Quasi folle, insistette nel digiuno per quattro giorni, finché fu supplicato dalle preghiere dell'intero esercito di non rammaricarsi della morte di un solo uomo per non distruggere tutti quanti.

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