Dario III in fuga (versione latino Curzio Rufo da Discipulus)

Iamque qui Dareum vehebant equi, confossi hastis et dolore efferati, iugum quatere et regem curru excutere coeperant, cum ille veritus ne vivus veniret in hostium potestatem desilit et in equum, qui ad hoc ipsum sequebatur, inponitur insignibus quoque imperii, ne fugam proderent, indecore abiectis.

Tum vero ceteri dissipantur metu et, qua cuique ad fugam patebat via, erumpunt arma iacientes quae paulo ante ad tutelam corporum sumpserant: adeo pavor etiam auxilia formidat. Instabat fugientibus eques a Parmenione missus, et forte in illud cornu omnes fuga abstulerat.

At in dextro Persae Thessalos equites vehementer urgebant, iamque una ala ipso inpetu proculcata erat, cum Thessali strenue circumactis equis dilapsi rursus in proelium redeunt sparsosque et incompositos victoriae fiducia Barbaros ingenti caede prosternunt. Equi pariter equitesque Persarum, serie lamnarum grave agmen, ob id genus pugnae, quod celeritate maxime constat, aegre moliebantur, quippe in circumagendis equis suis Thessali inulti eos occupaverant.

Hac tam prospera pugna nuntiata Alexander non ante ausus persequi barbaros utrimque iam victor instare fugientibus coepit. Haud amplius regem quam mille equites sequebantur, cum ingens multitudo hostium cederet: sed quis aut in victoria aut in fuga copias numerat? Agebantur ergo a tam paucis pecorum modo, et idem metus, qui cogebat fugere, fugientes morabatur.

E i cavalli che trasportavano Dario, trafitti dalle lance e imbizzarriti per il dolore, avevano iniziato a scuotere il giogo e a far cadere il re dal cocchio: egli, temendo di cadere vivo nelle mani dei nemici, scese dal carro e fu fatto montare su un cavallo che lo seguiva per questo scopo, dopo aver indecorosamente abbandonato anche del insegne del comando, affinché non ne rivelassero la fuga.

Allora gli altri si dispersero per il terrore e, abbandonando le armi che poco prima avevano brandito a loro difesa, si diedero alla fuga per la strada che ognuno riteneva la migliore: a tal punto il terrore ha paura anche di ciò che aiuta.
Incalzavano i fuggitivi dei cavalieri inviati da Parmenione, e per caso la fuga aveva spinto tutti in quell’ala.

Ma sull’ala destra i Persiani incalzavano furiosamente i cavalieri tessali. E già un’ala era stata schiacciata dallo stesso assalto: allora i Tessali, dopo aver fatto valorosamente una conversione dei cavalli, ritornarono dispersi nella mischia, e con una grande strage abbatterono i barbari, sparpagliati e disordinati, con fiducia nella vittoria. I cavalli e i cavalieri persiani, oberati dal peso delle corazze, si muovevano con difficoltà in quel tipo di battaglia che consiste soprattutto di velocità: infatti i Tessali li avevano sorpresi, senza danno, mentre convergevano i loro cavalli.

Dopo che gli fu riferito l’esito così favorevole della battaglia, Alessandro, che prima non aveva osato inseguire i barbari, ormai vincitore iniziò ad incalzare da due lati i fuggitivi. Non più di mille cavalieri seguivano il re, poiché una gran massa di nemici si era ritirata. Ma chi conta le truppe nella vittoria o nella fuga? Erano allora sospinti da così pochi uomini come delle pecore, e lo stesso terrore che li spingeva a fuggire li impacciava mentre fuggivano.

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