Guarigione di Alessandro

Philippus medicus, epistula perlecta, plus indignationis quam pavoris ostendit et:  ......  pro se quisque dextram eius amplexi grates habebant, velut praesenti deo.

Filippo il medico, letta con attenzione l'epistola, dimostrò più indignazione che paura e disse: "Mio re, la tua salute chiarirà l'accusa di parricidio che mi è stata mossa: salvato da me mi ridarai la vita.

Ti scongiuro e ti prego, metti da parte ogni timore e permetti alla medicina di diffondersi per le tue vene: rilassa un po' il tuo spirito, che con ingiustificata preoccupazione i tuoi amici, senza dubbio fidati, ma dannosamente ansiosi, hanno turbato." Queste parole non solo rassicurarono il re, ma lo resero felice e pieno di buona speranza. Quindi disse: "Se gli dèi, o Filippo, ti avessero concesso il modo migliore di mettere alla prova i miei sentimenti, senza dubbio avresti scelto un altro modo, ma più sicuro di quello che hai messo in pratica.

Tuttavia, dopo aver ricevuto questa lettera, ho bevuto ciò che mi hai preparato: ed ora credimi, sono più inquieto per la tua dignità che non per la mia salute." Dopo aver detto queste parole, tese la destra a Filippo.

Quando poi la medicina si diffuse attraverso le vene e a poco a poco il corpo ne potè risentire gli effetti, dapprima l'animo, poi anche il corpo recuperò il proprio vigore, più rapidamente di quanto ci si aspettasse: e così, dopo tre giorni da quando si era trovato in quello stato, si presentò al cospetto dei soldati. L'esercito osservava lo stesso re con non minore attenzione di quanta osservasse Filippo: ognuno stringendogli la mano gli rendeva grazie come a un nume propizio.

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