La novella di Gige e Candaule - Erodoto versione greco e traduzione

La novella di Gige e Candaule
versione di greco di Erodoto
PRIMA PARTE

οὗτος δὴ ὦν ὁ Κανδαύλης ἠράσθη τῆς ἑωυτοῦ γυναικός, ἐρασθεὶς δὲ ἐνόμιζέ οἱ εἶναι γυναῖκα πολλὸν πασέων καλλίστην.

ὥστε δὲ ταῦτα νομίζων, ἦν γάρ οἱ τῶν αἰχμοφόρων Γύγης ὁ Δασκύλου ἀρεσκόμενος μάλιστα, τούτῳ τῷ Γύγῃ καὶ τὰ σπουδαιέστερα τῶν πρηγμάτων ὑπερετίθετο ὁ Κανδαύλης καὶ δὴ καὶ τὸ εἶδος τῆς γυναικὸς ὑπερεπαινέων. ] χρόνου δὲ οὐ πολλοῦ διελθόντος (χρῆν γὰρ Κανδαύλῃ γενέσθαι κακῶς) ἔλεγε πρὸς τὸν Γύγην τοιάδε.

«Γύγη, οὐ γὰρ σε δοκέω πείθεσθαι μοι λέγοντι περὶ τοῦ εἴδεος τῆς γυναικός (ὦτα γὰρ τυγχάνει ἀνθρώποισι ἐόντα ἀπιστότερα ὀφθαλμῶν), ποίεε ὅκως ἐκείνην θεήσεαι γυμνήν. » ὃ δ᾽ ἀμβώσας εἶπε «δέσποτα, τίνα λέγεις λόγον οὐκ ὑγιέα, κελεύων με δέσποιναν τὴν ἐμὴν θεήσασθαι γυμνήν; ἅμα δὲ κιθῶνι ἐκδυομένῳ συνεκδύεται καὶ τὴν αἰδῶ γυνή.

[4] πάλαι δὲ τὰ καλὰ ἀνθρώποισι ἐξεύρηται, ἐκ τῶν μανθάνειν δεῖ· ἐν τοῖσι ἓν τόδε ἐστί, σκοπέειν τινὰ τὰ ἑωυτοῦ. ἐγὼ δὲ πείθομαι ἐκείνην εἶναι πασέων γυναικῶν καλλίστην, καὶ σέο δέομαι μὴ δέεσθαι ἀνόμων. »

Dunque questo Candaule s'innamorò della sua sposa e, innamorato com'era, era certo di avere la donna notevolmente più bella di tutte.

Di conseguenza, avendo questa opinione, poiché fra le guardie aveva Gige, figlio di Dascilo, che gli era molto caro, a questo Cupe Candaule sia dava gli affari più di molto valore sia parlava anche della sua sposa, esaltandola oltre misura. Trascorso non molto tempo, poiché era destino che a Candaule capitasse una disgrazia, faceva a Gige un tale discorso: "O Gige, poiché non credo che tu possa prestarmi fede, quando ti parlo della bellezza della mia sposa (infatti gli orecchi per gli uomini sono più increduli degli occhi), fa' in modo di vederla nuda".

Ma quello ad alta voce rispose: "Signore, quale mai folle discorso tu fai, ordinando me di vedere la mia signora nuda? Nello stesso tempo in cui si spoglia delle vesti, la donna si spoglia anche della vergogna.

Da tempo antico sono stati trovati dagli uomini i buoni precetti, dai quali bisogna apprendere: e fra essi uno è questo, che ognuno si guardi le cose sue. lo sono convinto che quella è la più bella di tutte le donne, e ti prego di non chiedermi cose contrarie ad ogni buona usanza".

SECONDA PARTE!
(o men...ekoree exo)

Quello dunque con tali parole cercava di opporsi, temendo che gliene venisse qualche male. Ma l'altro replicò così: "fatti coraggio, o Gige, e non temere né me, c'hio ti faccia un tale discorso per metterti alla prova, né la mia sposa, che tu riceva da lei qualche danno; infatti, anzitutto io farò in modo che essa neppure sappia di essere vista da te. Io ti collocherò nella stanza in cui dormiamo dietro la porta lasciata aperta; e dopo che sarò entrato, si presenterà anche mia moglie per coricarsi vicino a me. presso l'ingresso c'è uno sgabello; su questo essa porrà spogliandosi ciascuna delle sue vesti ad una ad una e in tutta tranquillità ti sarà possibile vederla. Quando poi si dirigerà dallo sgabello verso il letto e tu verrai a trovareti alle sue spalle, abbi cura da quel momento che non ti veda nel passare attraverso la porta. ". Pertanto quello, poiché non poteva esimersi, era pronto; e candaule, quando gli sembrò chefosse tempo di coricarsi, condusse gige nella stanza, e subito dopo comparve anche la moglie; quindi una volta entrata, mentre deponeva le vesti, Gige la guardava. Come poi si trovò, mentre la donna andava verso il letto, alle sue spalle, uscì fuori di soppiatto.
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TERZA PARTE!1°, 10-11 (kai e gune. .airesin)

Ma la donna lo scorge mentre esce e, pur avendo compreso ciò che era stao fatto dal marito, non gridò per essere stata disonorata né dette a vedere di esseresene accorta, avendo in animo di vendicarsi di Candaule; infatti presso i Lidi, e in genere presso tutti gli altri barbari, anche per un uomo è di grande vergogna lasciarsi vedere nudo. Allora perciò, senza far mostra di nulla, se ne stava cos' tranquilla; ma, non appena si fece giorno, fattisi pronti dei servi quelli che lei vedeva più fedeli, mandò a chiamare Gige. Questi, credendo che la donna non sapesse nulla di ciò che era accaduto, rispose all'invito; infatti anche in precedenza, quando appunto la regina lo chiamava, era solito recarsi da lei. Come Gige le si presentò, la donna parlò così: "o GIge, di 2 vie che ora ti sono davanti ti lascio scegliere quella che vuoi intraprendere: o infatti, dopo aver ucciso candaule, tieniti me e il regno dei Lidi, o devi tu stesso morire immediatamente, affinché tu non veda in avvenire ciò che non devi, obbedendo in tutto a Candaule. Orsù, bisogna che o muoia quello, che ha ordito questo inganno, o tu, che hai visto me nuda ed hai commesso azioni non lecite. ". Per un certo tempo Gige restò sbAlordito da queste parole, poi la supplicò di non legarlo alla necessità di fare una tale scelta.

QUARTA(ed ultima) PARTE! 1°, 11-12 (ouk on de...epemveste)

GIge però non riusciva a persuaderla, ma vedeva che gli era davanti la reale necesità o di uccidere il suo signore o di essere ucciso egli stesso da altri; allora sceglie di sopravvivere lui. E rispose dicendo tali parole: "poichè mi constringi ad uccidere il mio signore contro la mia volontà, orsù, ch'io sappia in quale modo anche potremo eliminarlo". Allora quella rispondendo disse: "l'attacco muoverà dallo stesso luogo da cui anche lui mi mostrò nuda; sarà assalito nel sonno. "Come prepararono l'insidia, sopraggiunta la notte(infatti GIge non era lasciato libero né egli aveva alcuna via di scampo, ma era inevitabile che morisse o lui o Candaule), seguì la donna nel talamo. Quella, allora, datogli il pugnale, lo nasconde dietro la stesssa porta. Poi, mentre Candaule dormiva, Gige entrato di soppiatto lo uccise e si ebbe la donna e il regno. Di lui si ricordò anche in un trimetro giambico Archiloco di paro, vissuto nello stesso tempo.

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