ATTILIO REGOLO

VERSIONE Da Versioni latine per il biennio N. 161 PAGINA 169

Carthaginienses a Regulo duce, quem ceperant, petiverunt, ut Roman proficisceretur et pacem a Romanis obtineret ac permutationem captivorum faceret.

I Cartaginesi chiesero al comandante Regolo, che essi avevano catturato, di partire per Roma e ottenere la pace dai Romani e fare uno scambio di prigionieri.

Quello, dopo essere giunto a Roma, introdotto in senato, non fece quasi niente come Romano e disse che egli, da quel giorno in cui era caduto nelle mani degli Africani, aveva smesso di essere Romano.

E così sciolse la moglie dal vincolo coniugale e persuase il senato, a non far la pace con i Cartaginesi… Egli stesso tornò a Cartagine, e ai Romani che intendevano trattenerlo a Roma disse che non sarebbe timasto in quella città in cui, dopo aver servito agli Africani, non poteva avere la dignità di un cittadino onesto.

Dunque, tornato in Africa, fu messo a morte con ogni supplizio.

Versione da NUOVO COMPRENDERE E TRADURRE PAGINA 127

Contra Hamilcarem, Carthaginiensium ducem, in mari pugnatum victusque est.

Lo scontro navale con Amilcare, generale dei Cartaginesi, sortì successo. (Amilcare), infatti, dopo aver subito la perdita di 64 navi, si ritirò. I Romani (invece) persero 22 navi. Passati in Africa, assoggettarono per prima Clipea, città africana. I consoli si spinsero fino a Cartagine: dopo aver raso al suolo molte fortezze, Manlio tornò a Roma, vincitore, con un seguito di 27mila prigionieri di guerra, mentre Attilio Regolo rimase in Africa. Fu lui a preparare lo scontro con gli Afri. Pur fronteggiando 3 condottieri cartaginesi, ne uscì vincitore: trucidò 8mila nemici, ne fece prigionieri 5mila, insieme a 18 elefanti; accettò la resa e la subordinazione di 74 città.

Attilio Regolo versione di latino e traduzione
dal libro LA LINGUA DEI ROMANI a pagina 190

Regulus adversus tres imperatores, Hasdrubales duos et Hamilcarem, bellum atrocissimus gessit, in quo Romani Carthaginiensium septendecim milia necaverun, ceperunt autem quinque milia cum decem et octo elephantis.

Regolo contro tre imperatori i due Asdrubale e Amilcare, fece una guerra atrocissima, in cui i romani uccisero 17000 cartaginesi, ne presero 5000 con diciotto elefanti. allora la città si dette ai romani. i cartaginesi abbattuti per guerre e sconfitte volgevano alla pace ma regolo impose condizioni dure e intollerabili. perciò i cartaginesi prepararono grandi milizie a cui misero a capo Santippo comandante di sparta in una memorabile battaglia; ingente fu la rovina e la sconfitta degli uomini romani. infatti morirono 30000 romani; regolo, comandante fortissimo fu preso con 500 uomini e nell'anno 498 dalla fondazione della città, nel nono anno della guerra fornì ai cartaginesi un illustre trionfo.

Attilio Regolo versione di latino da Versioni latine per il biennio pag. 239 n°272
INIZIO Bello Punico primo M. Atilius Regulus FINE: qui eum crudelissime necaverunt.

Nella prima guerra Punica M. Attilio Regolo comandò l’esercito dei Romani in Africa. Ma vinto dai Cartaginesi e con grande parte dell’esercito egli stesso fu ucciso. Dopo alcuni anni i Cartaginesi mandarono gli ambasciatori, che implorassero la pace. Quando Regolo fu mandato a casa a questi con quella condizione, affinché venisse indietro dai Cartaginesi, se i Romani rifiutassero la pace. Quello poiché era stato guidato in senato, esortò i propri cittadini affinché continuassero nella guerra e conservassero i prigionieri. Pertanto i Romani, avendo accolto i consiglio di lui, non diedero la pace. Regolo invece non suscitò le suppliche dei propri, affinché rimanesse in patria. Sebbene la morte incombeva a lui, tuttavia ritornò dai Cartaginesi, che lo uccisero molto crudele.

stesso titolo da altro libro

Post haec mala Carthaginienses Regulum ducem, quem ceperant, petiverunt ut Romam proficisceretur et pacem a Romanis obtineret ac permutationem captivorum faceret.

Dopo queste sciagure i Cartaginesi chiesero che il comandante Attilio che avevano fatto prigioniero di partire per Roma per ottenere la pace dai Romani e fare uno scambio di prigionieri. Egli essendo giunto a Roma, entrato in senato, non si era comportato quasi da romano e disse che da quel giorno in cui era venuto in potere degli Africani aveva desiderato essere Romano. Così allontanò la moglie da un abbraccio e persuase il senato che non si facesse la pace con i Cartaginesi. Disse che quelli, avviliti da tante calamità non avevano alcuna speranza, che non valesse tanto che tante migliaia di prigionieri per uno solo si restituissero, e pochi, quelli che erano stati catturati tra i Romani. Egli ritornò a Cartagine, e mentre si opponevano i Romani, affinché lo trattenessero a Roma, disse che non sarebbe rimasto in quella città, in cui, dopo che era stato schiavo degli Africani non potesse avere l’onore di un onesto cittadino. Ritornato dunque in Africa morì con ogni genere di tormenti

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