Tarquinio Prisco (Versione latino Eutropio)

Tarquinio Prisco
VERSIONE DA COTIDIE LEGERE p. 210 n. 7

Tarquinius Superbus cognomen morum acerbitate meruit: nam tradunt eum regnum nefando scelere sibi paravisse, cum necavisset socerum Servium Tullium, et gravi crudelitate imperium exercuisse.

Tarquinio meritò il cognome(n) di Superbo per la durezza (cattiveria) dei suoi modi: raccontano infatti che durante il suo regno si procurò il potere con un nefando delitto, avendo ucciso il suocero Servio Tullio, e che egli esercitò il potere con grave/molesta crudeltà.

Risulta che maltrattò i cittadini nobili in moltissimi modi, ne uccise molti e costrinse gli altri ad andare in esilio. Tuttavia fu valoroso in battaglia ed estese il territorio del regno: sottomise i Latini e i Sabini, strappò Pomezia agli Etruschi, occupò Gabii con la forza e con l'astuzia;

in seguito abbellì la città con edifici. Quando ordinò di edificare (riempire di edifici) sul Campidoglio, trovò la testa di un uomo, da cui i profeti (indovini) predissero che Roma stava per diventare capitale del mondo.

Ma Lucio Tarquinio, suo figlio, avendo maltrattato Lucrezia, nobilissima e onestissima donna (matrona), i patrizi, dopo aver preparato una congiura, espulsero dalla città tutti i Tarquini. Tarquinio si rifugiò da Porsenna, re di Chiusi, ma tentò invano di recuperare il potere (regno) attraverso di lui. Infine si ritirò a Cuma, dove trascorse il tempo di vita che gli rimaneva.

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