La guerra contro gli Etruschi (Versione latino Floro)

La guerra contro gli Etruschi
versione latino Floro traduzione libro
PRIMUS LIBER B pagina 275

Cum ab urbe reges pulsi essent, pro libertate populus Romanus arma corripuit.

Cacciati i re dalla città, il popolo romano prese le armi in difesa della (propria) libertà.

Infatti Porsenna, re degli Etruschi, s’avvicinava con ingenti truppe, e cercava di rimettere i Tarquini (sul trono). Tuttavia, benché avesse occupato il Gianicolo e tentasse di mettere in ginocchio la città con le armi e (riducendola alla) fame, il popolo romano sostenne il suo impeto e lo respinse, destando straordinaria ammirazione. Infatti, Orazio Coclite, non potendo affrontare (da) solo i nemici che incalzavano da ogni parte, tagliò il ponte e passò a nuoto il Tevere, senza abbandonare le armi.

Muzio Scevola si avvicina al re con l'inganno nel suo stesso accampamento (si traduce singolarmente), ma poiché uccide ingiustamente il suo dignitario con un colpo, pone sui fuochi ardenti una mano e raddoppia l'orrore della colpa.

“Sbagliai”, disse, "ma altri trecento giovani Romani giurarono di essere preparati alla medesima cosa”. Cosi’ (furono) veramente uomini: ma grande anche la virtù delle donne (lett. delle vergini). Clelia, una tra gli ostaggi consegnati al re, che era fuggita dalla prigionia, passava a cavallo il fiume patrio. E il re, veramente impressionato per tali dimostrazioni di virtù, abbandonò l’assedio e comandò che la città fosse libera.

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