Le leggi Graccane (Versione latino Floro)

Le leggi Graccane versione latino Floro

Seditionum omnium causas tribunicia potestas excitavit, quae specie quidem plebis tuendae, cuius in auxilium comparata est, re autem dominationem sibi adquirens, studium populi ac favorem agrariis, frumentariis, iudiciariis legibus aucupabatur.

La miccia che fece esplodere la sedizione generale fu la potestà tribunizia, la quale sotto il pretesto di difendere la plebe, a vantaggio della quale essa fu istituita – mirava, nella realtà dei fatti, ad accaparrarsi il dominio assoluto, cercando di blandire la simpatia e il favore del popolo con leggi riguardanti la distribuzione del terreno pubblico, l'approvvigionamento del grano e l'ambito giuridico. In tutte (riferito a leggi) vigeva un’apparenza di giustizia. Difatti, che cosa c’è di tanto giusto quanto restituire alla plebe beni e prerogative dai patrizi, ed impedire che il popolo vincitore delle genti e padrone del mondo vivesse esule, cacciato dai templi e dalla casa?

E che cosa c’è di tanto equo quanto il fatto che il popolo indigente tragga sostentamento dall’erario? E che cosa è più efficace per garantire indipendenza che affidare al senato il governo delle province e al ceto equestre l’assoluta autorità giudiziaria.

Ma queste stesse (riforme) erano destinate a nefaste conseguenze e lo Stato, malridotto, pagava il caro fio della propria rovina. Infatti, da una parte, il potere giudiziario, passato dal Senato all’ordine dei cavalieri, sopprimeva le imposte, ovvero il patrimonio dell’impero, dall’altra l'acquisto di grano prosciugava la risorsa vitale dello Stato, (ossia) l’erario.

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