Le orazioni epidittiche

Aliter in orationibus iudiciariis, ubi sedulo curamus ... id mendacium argumento aliquo lepido iuvetur.

Diversamente accade nelle orazioni pronunciate durante i processi, dove ci preoccupiamo che la maggior parte dei discorsi siano talvolta terminati in modo più rigoroso e più intemperante.

Ma contro questo ci si deve adoperare per non lasciare nulla di inelegante o dall'effetto sgradevole, e che tutto come in un abito leggero sia guarnito di rifiniture e cirondato da frange. Infine, come è necessario che i versi finali di un epigramma debbano avere in sé qualcosa di brillante, il discorso deve essere terminato con una sorta di aggancio o di conclusione.

Ma prima di tutto si deve ricercare ciò che susciti l'apprezzamento. In effetti questo tipo di discorso viene scritto non per difendere da una condanna alla pena capitale, né per ottenere l'approvazione di una legge, né per spronare un esercito a combattere, né per eccitare un'assemblea popolare, ma allo scopo di pronunciare battute scherzose e suscitare divertimento. Ma in realtà in ogni luogo si deve parlare come di argomenti importanti e grandiosi, e assimilare e comparare le piccole cose alle grandi.

In conclusione il massimo pregio in questo genere di discorso è l'asseverazione, ovvero affermare con sicurezza e decisione per divertimento qualcosa che contrasta con la realtà. Bisogna inserire opportunamente racconti di dei o di eroi, e anche versi appropriati e proverbi idonei e finzioni ingegnose, purché tale invenzione sia resa divertente da qualche ragionamento spiritoso.

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