Chi propone le regole di vita deve essere il primo ad osservarle Cicerone MATURITà 1955

Chi propone leggi e regole di vita deve essere il primo ad osservarle
versione di latino di cicerone
Versione maturità classica 1995

Quodsi liber populus deliget quibus se committat, deligetque si modo salvus esse vult optimum quemque, certe in optimorum conciliis posita est civitatium salus, praesertim cum hoc natura tulerit, non solum ut summi virtute et animo praeesse inbecillioribus, sed ut hi etiam parere summis velint.

Verum hunc optimum statum pravis hominum opinionibus eversum esse dicunt, qui ignoratione virtutis, quae cum in paucis est tum a paucis iudicatur et cernitur, opulentos homines et copiosos, tum genere nobili natos esse optimos putant.

Hoc errore vulgi cum rem publicam opes paucorum, non virtutes tenere coeperunt, nomen illi principes optimatium mordicus tenent, re autem carent eo nomine. Nam divitiae, nomen, opes vacuae consilio et vivendi atque aliis imperandi modo dedecoris plenae sunt et insolentis superbiae, nec ulla deformior species est civitatis quam illa in qua opulentissimi optimi putantur.

Virtute vero gubernante rem publicam, quid potest esse praeclarius? Cum is qui imperat aliis servit ipse nulli cupiditati, cum quas ad res civis instituit et vocat, eas omnis complexus est ipse, nec leges inponit populo quibus ipse non pareat, sed suam vitam ut legem praefert suis civibus

Traduzione

E se il popolo libero sceglierà a chi affidarsi e sceglierà, se solo vuole essere salvo, tutti i migliori, di sicuro la salvezza delle città viene a trovarsi nelle deliberazione degli ottimi, soprattutto perché la natura ha destinato non solo che i sommi per virtù ed animo siano a capo di quelli più deboli, ma anche che questi (più deboli) vogliano obbedire ai sommi.

Ma dicono che questa ottima condizione sia stata capovolta dalle opinioni distorte degli uomini, i quali, non conoscendo la virtù (lett. : per ignoranza della virtù), che non solo si trova in pochi, ma anche da pochi è giudicata e vista, ritengono che i migliori siano (ora) gli uomini ricchi e molto agiati ora quelli nati da nobile famiglia.

Per questo errore del volgo da quando incominciarono a reggere lo Stato la potenza di pochi, non le virtù, quei capi stanno attaccati coi denti al nome di ottimati, ma nella sostanza non possiedono quel nome. Infatti ricchezza, nome, potenza, privi di saggezza e di misura nel (lett. : di) vivere e nel (lett.

: di) comandare ad altri, sono pieni di sconvenienza e di arrogante superbia e non vi è nessuna forma di governo più snaturata di quella in cui i più ricchi sono ritenuti i migliori. Quando invece la virtù governa lo Stato, che cosa può esserci di più nobile? Quando colui che comanda ad altri, non è schiavo egli stesso di nessuna passione, quando ha abbracciato egli stesso quelle norme alle quali ammaestra e chiama i cittadini, né impone al popolo leggialle quali egli stesso non obbedisca, ma proponeai suoi concittadini la sua vitacome legge.

Altra proposta di traduzione per lo steso passo

E se il popolo liberamente (lett. : libero) sceglierà a chi affidarsi e sceglierà, se solo vuole essere salvo, tutti i migliori, di sicuro la salvezza delle città viene a trovarsi nelle deliberazione degli ottimi, soprattutto perché la natura ha destinato non solo che i sommi per virtù ed animo siano a capo di quelli più deboli, ma anche che questi (più deboli) vogliano obbedire ai sommi. Ma dicono che questa ottima condizione sia stata capovolta dalle opinioni distorte degli uomini, i quali, non conoscendo la virtù (lett. : per ignoranza della virtù), che non solo si trova in pochi, ma anche da pochi è giudicata e vista, ritengono che i migliori siano (ora) gli uomini ricchi e molto agiati ora quelli nati da nobile famiglia. Per questo errore del volgo da quando incominciarono a reggere lo Stato la potenza di pochi, non le virtù, quei capi stanno attaccati coi denti al nome di ottimati, ma nella sostanza non possiedono quel nome. Infatti ricchezza, nome, potenza, privi di saggezza e di misura nel (lett. : di) vivere e nel (lett. : di) comandare ad altri, sono pieni di sconvenienza e di arrogante superbia e non vi è nessuna forma di governo più snaturata di quella in cui i più ricchi sono ritenuti i migliori. Quando invece la virtù governa lo Stato, che cosa può esserci di più nobile? Quando colui che comanda ad altri, non è schiavo egli stesso di nessuna passione, quando ha abbracciato egli stesso quelle norme alle quali ammaestra e chiama i cittadini, né impone al popolo leggi alle quali egli stesso non obbedisca, ma propone ai suoi concittadini la sua vita come legge.

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