L'asino che vuole accarezzare il padrone (Versione latino)

Asinus cotidie videbat catellum permulceri a domino et demenza familiari cibis staturari.

Ogni giorno un asino vedeva un cagnolino essere accarezzato dal padrone e (staturari non lo trovo vedi se è sbagliato). Cosi l'asino disse: - Il mio padrone ama il cane assai immondo quanto più, se io obbedirò a lui, sia amato io, che sono migliore del cane e sarò elogiato per molte cose anche assai utili: sono nutrito dall'acqua di fonte incontaminata, mi viene dato cibo pulito: posso avere una vita migliore e un grandissimo onore.

-Essendo pensate queste cose dall'asino, giunse il padrone. Andandogli incontro molto velocemente e precipitandosi urlando pose le due zampe sopra le sue braccia e leccandolo con la lingua, strappando le vesti con le unghie, stanca con il suo peso il padrone.

Tutta la famiglia viene attirata dal rumore del padrone; afferrano fruste e pietre e si scagliano sull'asino, allora lo gettano a terra e lo lasciano nella stalla mezzo morto.

STESSO TITOLO FINALE DIVERSO ALTRA TRADUZIONE
Traduzione di sopra corretta dal nostro tutor

Asinus cotidie videbat catellum blandiri domino et de mansa saturari... Fabula monet ne homo indignus melioris officium facere conetur.

TESTO LATINO COMPLETO

Ogni giorno un asino vedeva un cagnolino che era accarezzato dal padrone e che era nutrito (sătŭro, as, āvi, ātum, āre) a mensa e che dalla servitù a lui erano riservati molti e migliori cibi che agli altri animali. L'asino così disse fra sé: "Se il padrone e la sua servitù amano tanto uno spregevolissimo cane, io che sono molto migliore del cane e di molto più lodevole e più utile, avrò da loro un cibo raffinato e squisito se farò delle carezze al padrone". Mentre pensava questo l'asino vide che arrivava il padrone. Velocissimo gli corse incontro, si precipitò (prōsĭlĭo, is, sĭlŭi o sĭlīvi o sĭlĭi, īre) con un gran fracasso e gli piantò ambedue le zampe sulle spalle, leccandolo con la lingua e, dopo avergli strappato la veste con le unghie, rischiò di schiacciare il padrone col suo peso. Tutta le servitù fu scossa (concĭto, as, āvi, ātum, āre) dal grido del padrone: afferrano bastoni e pietre e si lanciano contro l'asino. Alla fine, dopo avergli percosso (confringo, is, frēgi, fractum, ĕre) membra e costole, lo portano nella stalla, sfinito e mezzo morto. Il racconto ammonisce: l'uomo incapace non cerchi di fare il compito di uno migliore (di lui).
(By Geppetto)

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