Orfeo e Euridice - LINGUA MAGISTRA Versione latino

Orfeo e Euridice versione latino traduzione
dal libro Lingua Magistra vol. 1 pagina 68 numero 16

Orpheus poeta, lyrae sono fluviorum aquas referenat, silvas clivosque movet feras belvas mitigat.

Il poeta Orfeo, con il suono della lira ferma le acque dei fiumi, fa muovere i boschi e le colline, ammansisce le bestie feroci.

Ama la sua sposa, la delicata ninfa Euridice, e con grande gioia trascorre la vita in Tracia. Ma una vipera col veleno uccide Euridice. Allora Orfeo scende nei luoghi sotterranei e si reca da Proserpina, regina del regno Averno: infatti vuole riottenere l’amata.

Con il triste suono della lira vince le ombre del Tartaro e gli dei dell’Erebo. Proserpina dà ordini al giovane Orfeo: “Ricondurrai la ragazza dai vivi, ma non rivolgere mai gli occhi alla tua sposa nella via dagli inferi alle brezze della superficie!” Ormai Euridìce giunge alla terra, ma Orfeo per causa di una improvvisa follia rivolge gli occhi verso la sposa.

Immediatamente l’immagine della donna se ne va dagli occhi. Proserpina infatti richiama la fanciulla negli inferi per l’eternità. Così il poeta vive fino alla morte con una enorme tristezza.

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