Orfeo e Euridice - versione latino

Orfeo e Euridice
versione latino

Orpheus, antiquus poeta, Apollinis filius erat.

Cum per silvas lyra canebat, omnes aves cantare desistebant feraque quidem stabant, quia eius cantus dulcior quam cantus ceterorum poetarum erat. Quondam Euridyce, pulchra virgo, Orphei lyrae sonum suavem audivit et magna cum curiositate ad Orpheum properavit. Statim cum poeta virginem vidit, amore exarsit. Paulo post Eurydicen in matrimonio duxit. Sed aliquando a serpente infeliciter Eurydices pes morsus est: sic Orphei uxor cum atrocibus cruciatibus e vita excessit et sub terram in Avernum iit
Orfeo, poeta antico, era figlio di Apollo.

Quando suonava la lira attraverso i boschi, tutti gli uccelli smettevano di cantare e inoltre le bestie selvatiche restavano immobili, perche' il suo canto era più piacevole del canto degli altri poeti.

Una volta Euridice, una bella fanciulla, senti' il suono soave della lira di Orfeo e con grande curiosita' si avvicinò ad Orfeo. Non appena il poeta vide la ragazza, si accese d'amore. Dopo poco tempo sposò Euridice. Ma un giorno sventuratamente un piede di Euridice fu morso da un serpente: cosi' la moglie di Orfeo mori' con atroci dolori e andò sottoterra nell'Averno.

Altra versione con lo stesso titolo

Orpheus poeta lyrae suae sono beluas feras in silvis alliciebat, saxa quoque ex iugis montanis commovebat.

Il poeta Orfeo addolciva nelle foreste le feroci belve con il suono della sua lira, commuoveva addirittura i sassi dalle gole montane. Amava dolcemente la bella Euridice, conduceva una vita quasi beata con Euridice. Ma la sorte contraria e i destini necessari dei fanciulli perdono dio e la ragazza. Un tempo la bella Euridice corre e non vede un idra nell'erba alta, scende la poveretta, persa senza uomo nell'oscura ed eterna ombra. Orfeo giunge all'alta porta di Orco ed si avvicina al tremendo signore di Erebo, il quale non è mai commosso dalle suppiliche umane. Al contrario vengono commosse le ombre e le anime di Erebo, poiché il canto di Orfeo vinche anche l'estrema pena della morte. Proserpina, la regina degli Inferi, porta la ragazza all'uomo, ma avverte: "Cammina dritto davanti alla sposa e non cambierai mai andatura (passo, posizione). Così condurrai Euridice alle volte celesti, così la fanciulla riceverà di nuovo la vita. Ma se tu guarderai con i tuoi occhi il bel volto da terra sotto la giovane, perderai e smarrirai immediatamente la -tua- amata".

Orpheus, natione Thracius, Apolline et Calliope natus, primus omnium fidibus cecinisse traditur.

Si tramanda che per primo fra tutti avesse suonato la lira Orfeo, Tracio di nascita, nato da Apollo e Calliope. Poiché ardeva fortemente dal desiderio di conoscere, si recò in Egitto per frequentare i sacerdoti e i saggi di quel popolo per conseguire la conoscenza delle cose. Lì imparò molte cose (discipline) sui culti religiosi, sull'espiazione dei delitti, sul culto dei morti, su tutte le altre discipline, che riguardano gli dèi inferi e superi. Fornito e preparato in tutte queste conoscenze ritornò in patria per condurre i suoi concittadini ad un tenore di vita più civile ed umano. E mentre si applicava con parecchio impegno in queste occupazioni- perse l'amatissima sposa Euridice, spenta da un'improvvisa morte dovuta al morso avvelenato di una vipera. Orfeo fu a tal punto turbato dal crudele destino di Euridice che non solo espresse il suo dolore nel canto e nelle lacrime, ma osò anche, per rivedere la sposa, ciò che a stento sembra credibile. Infatti scese tra gli Inferi e si sforzò di piegare l' animo dell'inflessibile Plutone con la dolcezza della sua voce e della Eira. Plutone, spinto alla pietà dall'ammirazione di un così grande amore, gli restituì la moglie a questa condizione, che, ritornando verso il nostro mondo, durante il percorso non si voltasse a guardarla. Egli lo promise, ma non rinunciò allo sfrenato desiderio di vederla: così essa subito svanì e scivolò nelle tenebre.

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