Una portata scenografica

Una portata scenografica versione latino Petronio

Ut deinde pinna argentea dentes perfodit: "Amici, inquit, nondum mihi suave erat in triclinium venire, sed ne diutius absentivos morae vobis essem, omnem voluptatem mihi negavi.

Permittetis tamen finiri lusum." Sequebatur puer cum tabula terebinthina et crystallinis tesseris, notavique rem omnium delicatissimam. Pro calculis enim albis ac nigris aureos argenteosque habebat denarios. Interim dum ille omnium textorum dicta inter lusum consumit, gustantibus adhuc nobis repositorium allatum est cum corbe, in quo gallina erat lignea patentibus in orbem alis, quales esse solent quae incubant ova.

Accessere continuo duo servi et symphonia strepente scrutari paleam coeperunt, erutaque subinde pavonina ova divisere convivis. Convertit ad hanc scenam Trimalchio vultum et: "Amici, ait, pavonis ova gallinae iussi supponi.

Et mehercules timeo ne iam concepti sint. Temptemus tamen, si adhuc sorbilia sunt." Accipimus nos cochlearia non minus selibras pendentia, ovaque ex farina pingui figurata pertundimus. Ego quidem paene proieci partem meam, nam videbatur mihi iam in pullum coisse. Deinde ut audivi veterem convivam: "Hic nescio quid boni debet esse", persecutus putamen manu, pinguissimam ficedulam inveni piperato vitello circumdatam.

Dopo essersi dato una ripassata tra i denti con uno stuzzicadenti d'argento, dice: «Amici, ad essere sincero non mi andava ancora di venire a tavola, ma per non farvi cominciare il pranzo in ritardo per la mia assenza, ho preferito sacrificare i comodi miei.

Ciò nonostante permettetemi di finire la partita». Infatti gli veniva dietro un ragazzino con in mano una scacchiera di radica e dei dadi di cristallo, e io notai un particolare che era il colmo della raffinatezza: al posto delle pedine bianche e nere aveva infatti delle monete d'oro e d'argento. E mentre lui continuava a giocare bestemmiando come un perfetto portuale, e noi eravamo ancora all'antipasto, viene portato un vassoio con sopra un cestino contenente una gallina di legno che aveva le ali aperte a cerchio, come di solito fanno quando covano le uova.

Subito si avvicinano due servi che, sul sottofondo assordante della musica, cominciano a frugare in mezzo alla paglia e tirano fuori una serie di uova di pavone che distribuiscono tra i commensali. Di fronte al colpo di scena, Trimalcione si volta e ci comunica: «Amici, ho fatto mettere sotto la gallina delle uova di pavone ma, per dio, mi sa che ci sia già dentro il pulcino.

In ogni modo vediamo un po' se si possono ancora inghiottire». Noi allora prendiamo dei cucchiaini che non pesavano meno di mezza libbra e rompiamo quelle uova ricoperte con un impasto di farina. Io stavo quasi per buttar via il mio perché mi sembrava che dentro ci fosse già il pulcino. Ma poi, quando sento un habitué di quelle serate dire "mi sa che qui dentro c'è qualcosa di buono", frugo un po' con la mano dentro al guscio e ci trovo un beccaccino da favola immerso in salsa piccante di tuorlo.

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