Erat et materia et causa seditionis aes alienum

Erat et materia et causa seditionis aes alienum; cuius noscendi gratia Sp.

Seruilius Priscus Q. Cloelius Siculus censores facti ne rem agerent bello impediti sunt; namque trepidi nuntii primo, fuga deinde ex agris legiones Volscorum ingressas fines popularique passim Romanum agrum attulere. in qua trepidatione tantum afuit ut ciuilia certamina terror externus cohiberet, ut contra eo uiolentior potestas tribunicia impediendo dilectu esset, donec condiciones impositae patribus ne quis, quoad bellatum esset, tributum daret aut ius de pecunia credita diceret.

eo laxamento plebi sumpto mora dilectui non est facta. legionibus nouis scriptis placuit duos exercitus in agrum Volscum legionibus diuisis duci.

Sp. Furius M. Horatius dextrorsus [in] maritimam oram atque Antium, Q. Seruilius et L. Geganius laeua ad montes [et] Ecetram pergunt. neutra parte hostis obuius [fuit]. […] Quippe a Volscis timentibus ne interim exercitus ab Roma exiret incursiones in extrema finium factae erant; Romano contra etiam in hostico morandi causa [erat], ut hostem ad certamen eliceret. (Livio Ab Urbe Condida)

Fondamento e causa della rivolta erano i debiti; a Spurio ServilioPrisco e Quinto Clelio Siculo, nominati censori per valutarne l’entità, fu impedito dalla guerra di eseguire il mandato; infatti messaggeri preoccupati, in seguito una fuga precipitosa dai campi, riferirono che gli eserciti dei Volsci avevano oltrepassato i confini e devastavano l’agro Romano sparsi in ogni dove. In quella situazione di disordine tanto mancò che il terrore per la situazione esterna arrestasse le discordie civili, che anzi, per questo, il potere dei tribuni diventava più arrogante impedendo l’arruolamento, finché furono imposte ais enatori queste condizioni, che nessuno, per tutto i tempo in cui sifosse guerreggiato, pagasse il tributo di guerra o emettesse sentenze sulle cause per debiti.

Ottenuta quella tregua per la plebe, non fu frapposto più indugio all’arruolamento. Coscritte le nuove legioni, si decise che, divise le legioni, (ablativo assoluto) due eserciti fossero condotti nel territorio dei Volsci: Spurio Furio e Marco Orazio [piegarono] a destra verso la costa e in direzione di Anzio, Quinto Servilio e Lucio Geganio si diressero a sinistra versoi monti e in direzione di Ecetra (una città volsca).

Nessuno dei due eserciti incontrò il nemico. […] Infatti i Volsci avevano fatto incursioni solo ai margini del territorio romano, poiché temevano che nel frattempo l’esercito uscisse da Roma; invece, i Romani avevano motivo di trattenersi nel territorio nemico, per attirare i nemici allo scontro.

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