Annibale contro Sempronio (Versione Livio)

Annibale contro Sempronio
Autore: Livio
Cotidie Legere n. 7 pag. 300

Degressus Appennino retro ad Placentiam castra movit et ad decem milia progressus consedit.

Postero die duodecim milia peditum, quinque equitum adversus hostem ducit; nec Sempronius consul -- iam enim redierat ab Roma -- detractavit certamen. Atque eo die tria milia passuum inter bina castra fuere; postero die ingentibus animis vario eventu pugnatum est. Primo concursu adeo res Romana superior fuit ut non acie vincerent solum sed pulsos hostes in castra persequerentur, mox castra quoque oppugnarent. Hannibal paucis propugnatoribus in vallo portisque positis, ceteros confertos in media castra recepit intentosque signum ad erumpendum exspectare iubet. Iam nona ferme diei hora erat, cum Romanus nequiquam fatigato milite, postquam nulla spes erat potiundi castris, signum receptui dedit. Quod ubi Hannibal accepit laxatamque pugnam et recessum a castris vidit, extemplo equitibus dextra laevaque emissis in hostem ipse cum peditum robore mediis castris erupit. Pugna raro magis ulla saeva aut utriusque partis pernicie clarior fuisset, si extendi eam dies in longum spatium sivisset; nox accensum ingentibus animis proelium diremit. Itaque acrior concursus fuit quam caedes et, sicut aequata ferme pugna erat, ita clade pari discessum est.
Annibale ritornato indietro per l'Appennino, marciò verso Piacenza, e, comei fu avanzato per 10 miglia, si fermò.

Il giorno seguente portò contro il nemico dodicimila fanti e cinquemila cavalli. Non rifiutò battaglia il console Sempronio, che già era tornato da Roma; e, per quel giorno, i due campi furono a tre miglia l'uno dall'altro. L'indomani si combatté animosissimamente con varia fortuna. Nel primo scontro le forze romane furono tanto prevalenti che non solo riuscirono vincitrici sul campo maa anche incalzarono il nemico respinto fino ai suoi alloggiamenti, e assalirono poi anche questi. Annibale, disposti pochi difensori nella trincea e alle porte, radunò tutti gli altri in ordine serrato in mezzo al campo, e ordinò che stessero attenti al segnale di sortita.

Era già quasi la nona ora del giorno quando il Romano, che va inutilmente affaticate le truppe, ché non c'era alcuna speranza di espugnare il campo, diede il segnale di ritirata. Come Annibale se ne accorse, e vide l'allentarsi della battaglia e poi quel ripiegamento, mandata fuori d'improvviso, a destra e a sinistra, la cavalleria, col nerbo della fanteria si lanciò fuori egli stesso dal campo sopra il nemico. Raramente si sarebbe combattuta una battaglia più accanita, o più memorabile per perdite d'ambe le parti, se il giorno avesse consentito di continuarla più a lungo; ma la notte troncò il combattimento che si era con tanta foga iniziato.

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