Annuncio del disastro di Canne (Versione Livio)

Annuncio del disastro di Canne
Autore: Livio

Romam ne has quidem reliquias superesse civium sociorumque sed occidione occisum cum duobus [consularibus ducibus] exercitum deletasque omnes copias allatum fuerat.

Nunquam salva urbe tantum pavoris tumultusque intra moenia Romana fuit. Itaque succumbam oneri neque adgrediar narrare quae edissertando minora vero faciam. consule exercituque ad Trasumennum priore anno amisso non volnus super volnus sed multiplex clades, cum duobus consulibus duo consulares exercitus amissi nuntiabantur nec ulla iam castra Romana nec ducem nec militem esse; Hannibalis Apuliam, Samnium ac iam prope totam Italiam factam. Nulla profecto alia gens tanta mole cladis non obruta esset. compares cladem ad Aegates insulas Carthaginiensium proelio navali acceptam, qua fracti Sicilia ac Sardinia cessere, inde vectigales ac stipendiarios fieri se passi sunt, aut pugnam adversam in Africa, cui postea hic ipse Hannibal succubuit;

nulla ex parte comparandae sunt nisi quod minore animo latae sunt.
A Roma non era stato neppure annunziato che eran rimaste queste reliquie di cittadini e di socii, ma avevano riferito che tutto l'esercito coi due consoli e con tutte le genti fosse stato tagliato a pezzi. Non c'era mai stato entro le mura romane, pur essendo incòlume la città, tanto sbigottimento e sì grande tumulto. Mi dichiaro per ciò ìmpari al compito, e non tenterò di raccontare quello che con le mie parole farei minore del vero. Dopo la perdita, nell'anno precedente, di un esercito e di un console, ora si annunziava non già una nuova ferita ma un disastro ben maggiore: due consoli e due eserciti consolari erano distrutti;

non c'eran più né un campo romano né comandanti né soldati; Annibale aveva in suo potere l'Apulia, il Sannio e ormai quasi tutta l'Italia. Certo nessun altro popolo avrebbe saputo non crollare sotto il peso di tanta rovina. Si potrebbe paragonarle la rotta patita dai Cartaginesi nella battaglia navale presso le isole Egadi, in séguito alla quale essi, disfatti, si erano ritirati dalla Sicilia e dalla Sardegna, e soffersero poi di diventare tributarii, o anche quella battaglia perduta in Africa, nella quale fu vinto lo stesso Annibale; ma non sono in alcun modo paragonabili se non in ciò, che furono sopportate con minore animo.

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