Antioco e le città greche (Versione Livio)

Antioco e le città greche
Autore: Livio

Eodem anno Antiochus rex, cum hibernasset Ephesi, omnes Asiae ciuitates in antiquam imperii formulam redigere est conatus.

et ceteras quidem, aut quia locis planis positae erant aut quia parum moenibus armisque ac iuuentuti fidebant, haud difficulter uidebat iugum accepturas: Zmyrna et Lampsacus libertatem usurpabant, periculumque erat ne, si concessum iis foret quod intenderent, Zmyrnam in Aeolide Ioniaque, Lampsacum in Hellesponto aliae urbes sequerentur. igitur et ipse ab Epheso ad Zmyrnam obsidendam misit et quae Abydi copiae erant praesidio tantum modico relicto duci ad Lampsacum oppugnandam iussit. nec ui tantum terrebat, sed per legatos leniter adloquendo castigandoque temeritatem ac pertinaciam spem conabatur facere breui quod peterent habituros, sed cum satis et ipsis et omnibus aliis appareret ab rege impetratam eos libertatem, non per occasionem raptam habere. aduersus quae respondebatur nihil neque mirari neque suscensere Antiochum debere, si spem libertatis differri non satis aequo animo paterentur.
ipse initio ueris nauibus ab Epheso profectus Hellespontum petit, terrestres copias traici ab Abydo Chersonesum iussit. cum ad Madytum Chersonesi urbem terrestri naualem exercitum iunxisset, quia clauserant portas, circumdedit moenia armatis; et iam opera admouenti deditio facta est. idem metus Sestum incolentes aliasque Chersonesi urbes in deditionem dedit. Lysimachiam inde omnibus simul naualibus terrestribus copiis uenit. quam cum desertam ac stratam prope omnem ruinis inuenisset ceperant autem direptamque incenderant Thraces paucis ante annis cupido eum restituendi nobilem urbem et loco sitam opportuno cepit.


Nello stesso anno il re Antioco, avendo svernato a Efeso, cercava di riportare all'antica forma di dominazione tutte le città dell'Asia, e il re vedeva che tutte avrebbero accettato il giogo, o perché poste in pianura o perché si fidavano poco delle loro mura, delle armi e della loro gioventù in armi, ma Smirne e Lampsaco rivendicavano la loro libertà ed egli vedeva che c'era il pericolo che altre città seguissero l'esempio di Smirne in Ionia ed Eolide e di Lampsaco sull'Ellesponto. Pertanto egli da Efeso mandò forze che assediassero Smirne e ordinò che le truppe di stanza ad Abido lasciassero lì solo un piccolo presidio e fossero condotte a Lampsaco per assediarla. Non solo li spaventava con la forza, ma anche mandava legati che usavano parole miti e condannavano la loro terarietà e la loro pervicacia, cercando di indurre la speranza che essi in breve avrebbero ottenuto ciò che chiedevano, ma solo dopo che a loro stessi e a tutti gli altri fosse risultato in modo sufficiente che essi ottenevano la libertà dal re e non la strappavano sfruttando l'occasione.

A queste parole veniva risposto che Antioco non si doveva meravigliare né essere sospettoso se loro a malincuore sopportavano di rinviare la speranza della libertà. Il re in persona all'inizio della primavera partì da Efeso e si diresse alla volta dell'Ellesponto, ordinando che le truppe terrestri fossero trasportate da Abido al Chersoneso. Quando ebbe ricongiunto l'armata navale a quella di terra presso Madito, città del Chersoneso, assediò questa città con le sue truppe, perché gli aveva chiuso le porte, e già mentre stava movendo le sue attezzature per l'assedio ottenne la resa. Il medesimo timore fece sì che gli si consegnassero Sesto e le altre città situate sul Chersoneso. Egli giunse così a Lisimachia con tutte le sue forze navali e terrestri. La trovò deserta, distrutta e quasi completamente in rovina – infatti l'avevano presa, distrutta e incendiata i Traci pochi anni prima – e fu preso dal desiderio di ricostruire una tale nobile città, situata in una posizione strategica.

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