Coraggiosa consacrazione del tempio di Giove (Versione Livio)

Autore: Livio

Il tempio di Giove sul Campidoglio non era ancora stato dedicato.

I consoli Valerio e Orazio tirarono a sorte chi avrebbe dovuto assumersi quell'incarico. Uscì il nome di Orazio e Publicola partì per una campagna contro i Veienti. Che la consacrazione di un tempio così famoso fosse toccata a Orazio irritò oltremisura i parenti di Valerio che cercarono in tutti i modi di ostacolarla. Esaurita ogni risorsa, quando ormai il console aveva già la mano sul montante della porta ed era nel pieno della sua invocazione alle divinità, essi interruppero la cerimonia gridando l'agghiacciante notizia che Orazio aveva perso un figlio e che il padre di un morto non era nelle condizioni di consacrare un tempio.

Se egli abbia reagito non dando credito alla cosa o dimostrando grande forza d'animo, non lo sappiamo con certezza né è facile fare delle congetture al riguardo.

Sta di fatto che, senza lasciarsi distogliere dalla notizia se non per dare ordine di seppellire il cadavere, tenendo la mano sul montante, completò l'invocazione e consacrò il tempio. Furono questi gli avvenimenti politici e militari del primo anno di regime repubblicano.

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