Duello fra Tito Manlio e un soldato Gallo (Versione Livio)

Duello fra Tito Manlio e un soldato Gallo Autore: Livio

Gallus quidam tum eximia corporis magnitudine in fluminis Anienis in cuius citeriore ripa dictator castra posuerat et voce quantum maxima potuit "quem nunc" inquit "Roma virum fortissimum habet, procedat agendum ad pugnam, ut noster duorum eventus ostendat utra gens bello sit melior".

Diu inter primores iuvenum Romanorum silentium fuit, cum et abnuere certamen vererentur et praecipuam sortem periculi petere nollent; tum T.

Manlius L. filius, qui patrem a vexatione tribunicia vindicaverat, ex statione ad dictatorem pergit; "iniussu tuo" inquit "imperator, extra ordinem numquam pugnaverim, non si certam victoriam videam: si tu permittis, volo ego illi belvae ostendere, quando adeo ferox praesultat hostium signis, me ex ea familia ortum quae Gallorum agmen ex rupe Tarpeia deiecit".

Tum dictator "macte virtute" inquit"ac pietate in patrem patriamque, T. Manli, esto. Perge et nomen Romanum invictum iuvantibus dis praesta".

Un Gallo dal fisico possente si fece avanti sul ponte del fiume Aniene sul quale il comandante aveva collocato l'accampamento e urlò con quanta voce aveva in gola: «Si faccia avanti a combattere il guerriero più forte che c'è adesso a Roma, così che l'esito del nostro duello stabilisca quale dei due popoli è superiore in guerra». Tra i giovani patrizi romani ci fu un lungo silenzio dovuto alla vergogna di non poter raccogliere la sfida e alla paura di offrirsi volontari per una missione tanto rischiosa.

Allora Tito Manlio, figlio di Lucio, il giovane che aveva salvato il padre dalle accuse del tribuno, lasciò la sua posizione e si avviò verso il dittatore. «Senza un tuo ordine, o comandante», disse «non combatterei mai fuori dal mio posto, neppure se vedessi che la vittoria è sicura.

Se tu me lo concedi, a quella bestia che ora fa tanto lo spavaldo davanti alle insegne nemiche io vorrei dare la prova di discendere da quella famiglia che cacciò giù dalla rupe Tarpea le schiere dei Galli». Allora il dittatore rispose: «Onore e gloria al tuo coraggio e al tuo attaccamento al padre e alla patria, o Tito Manlio. Vai e con l'aiuto degli dèi dài prova che il nome di Roma è invincibile».

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