Fenomeni religiosi atterriscono i romani (Versione Livio)

Fenomeni religiosi atterriscono i romani
Autore: Livio

Augebant metum prodigia quae ex pluribus simul locis nuntiabantur: in Sicilia militibus aliquot spicula arsisse;

in Sardinia autem equiti in muro circumeunti scipionem quem manu tenuerat ardisse, et Praeneste ardentes lapides e caelo cecidisse; et Capenae duas interdiu lunas orats esse; et Antii messoribus cruentas in corbem spicas cecidisse. Per idem tempus Romae signum Martis in Appia via ac simulacra luporum sudabant. His prodigiis expositis auctoribusque in Curiam introductis, consul iam tertium diem de religione patres consulebat. Tandem decretum est ut ea prodigia partim maioribus hostiis, partim lactentibus procurarentur et ut supplicatio per triduum ad omnia pulvinaria haberetur. Iuninoni Minervaeque ex argento dona, Iovi ex auro data sunt. Postremo, Dicembri iam mense ad aedem Saturni Romae immolatum est, lectisterniumque imperatum est, et conviuvium publicum, ac per urbem Saturnalia diem ac noctem clamata sunt populusque eum diem festum habere ac servare in perpetum iussus est.


I prodici che erano riportati contemporaneamente da parecchi luoghi aumentavano l in Sicilia ai soldati avevano preso fuocoi alcune frecce in Sardegna invece ad un cavaliere che si era in giro di perlustrazione sul muro aveva preso fuoco un bastone che aveva retto in mano; e a Preneste erano piovute dal cielo pietre incandescenti; a Capena erano nate 2 lune durante il giorno; ad Anzio ai mietitori erano cascate spighe insanguinate nella cesta.

Nello stesso tempo a Roma la statua di Marte sulla Via Appia e i simulacri dei lupi sudavano. Riportati questi prodigi e introdotti gli informatori in Senato, il console già da 3 giorni consultava i senatori sulle pratiche religiose. Alla fine si stabilì che fossero purificati i prodigi quelli in parte con animali adulti, in parte con animali da lattei e che si praticasse una solenne cerimonia di supplica presso tutti i pulvinari per 3 giorni. Furoni offerti doni d'argento a Giunone e Minerva, d'oro a Giove. Infine, già nel mese di dicembre fu fatto un sacrificio presso il tempio di Saturno a Roma, fu ordinato un lettisternio, e un banchetto pubblico e per la città notte e giorno furono indetti i Saturnali e al popolo fu ordinato di reputare quel giorno festivo e di mantenerlo per sempre

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