Graecia liberata Philippus - Livio

Graecia liberata Philippus versione latino Livio
Lingua latina per se illustrata
Anno quingentesimo quinquagesimo primo ab urbe...

Nell'anno 551 dalla fondazione di Roma, mentre erano consoli P.

Sulpicio Galba e C. Aurelio, fu dichiarata guerra contro il re Filippo, pochi mesi dopo che era stata concessa la pace ai Cartaginesi. Questa guerra venne affidata al console P. Sulpicio, che condotto l'esercito in Macedonia, combatté contro Filippo con esito favorevole in battaglie di cavalleria. Il console T. Quinzio Flaminio combatté con esito favorevole contro Filippo nelle gole delle montagne epirote e dopo averlo messo in fuga, lo costrinse a ritornare nel suo regno. Poi, avendo gli Etoli come alleati, assalì la Tessaglia, che è vicina alla Macedonia. (Gli Achei) I Greci vennero accettati come alleati. Il proconsole T. Quinzio Flaminio in una battaglia contro Filippo a Cinocefale nella Tessaglia, dopo averlo sconfitto, pose fine alla guerra. Verso la fine dell'anno furono inviate da T. Quinzio lettere con la notizia 'che egli aveva combattuto a bandiere spiegate in Tessaglia contro il re Filippo, e che l'esercito nemico era stato sbaragliato e messo in fuga'. Queste lettere furono lette prima in senato dal pretore Sergio, poi, per ordine dei senatori nell'assemblea del popolo e vennero decretati cinque giorni di pubbliche preghiere per l'impresa condotta a buon fine. Poco dopo vennero ambasciatori sia da Tito Quinzio che dal re Filippo. I Macedoni furono condotti fuori Roma in una villa pubblica, e qui il senato riunito nel tempio di Bellona concesse loro vitto e alloggio (a carico dello stato). Non si parlò molto, poiché i Macedoni dissero che 'il re si sarebbe attenuto a tutto quello che il senato avesse deliberato'. Vennero scelti su decreto dieci commissari, secondo il costume degli antenati, in base alle cui proposte il comandante Tito Quinzio dettasse a Filippo le condizioni di pace. In quel periodo T. Quinzio svernava ad Elatea. Vennero da lui, provenienti da Roma, dieci commissari, secondo la cui deliberazione a Filippo venne concessa la pace secondo questi termini: 'che tutte le città della Grecia, quelle che erano in Europa e (ciascuna di) quelle che erano in Asia godessero della libertà ed avessero proprie leggi; e che fra di loro da quelle che erano state sotto il dominio di Filippo, egli (Filippo) facesse allontanare le proprie guarnigioni e le consegnasse ai Romani prima del periodo dei giochi istmici; che restituisse ai Romani prigionieri e disertori, e che consegnasse tutte le navi munite di ponte tranne cinque;

che non avesse più di cinquemila armati e nemmeno un elefante; che per decreto del senato non combattesse al di fuori dei confini macedoni, che consegnasse mille talenti al popolo romano'. Oltre a ciò vennero acquisiti degli ostaggi, tra i quali, Demetrio, figlio di Filippo. Quinzio, partito con i dieci commissari da Elatea, alla volta di Anticira, si spinse fino a Corinto. Era ormai vicina la data dei giochi istmici, sempre molto frequentati non solo per il grande interesse verso tale genere di spettacoli, ma anche perché qui c'era quel noto punto di traffico commerciale della Grecia; ma in quell'occasione a radunare da ogni parte la folla non erano stati soltanto i soliti motivi, perché tutti erano anche tesi e curiosi di sapere quale sarebbe stata la condizione futura della Grecia, quale la sua sorte. Si erano seduti per ammirare lo spettacolo, quando, secondo le usanze, un banditore accompagnato da un trombettiere avanzò al centro dello spazio, dove usualmente si pronuncia la solenne formula di apertura dei giochi e, ottenuto il silenzio con uno squillo di tromba, pronunciò queste parole: "Il senato romano e il comandante Tito Quinzio, dopo aver sconfitto il re Filippo e i Macedoni, dispongono che tutti gli abitanti di Corinto, della Focide, della Locride, e l'isola di Eubea e gli abitanti della Magnesia, della Tessaglia, della Perrebia, gli Achei della Ftiotide siano liberi ed esenti dal pagamento di tributi e conservino le loro leggi!". Aveva elencato tutte le popolazioni che erano state sotto il dominio del re Filippo.

Dopo aver ascoltato le parole del Dopo aver ascoltato le parole del banditore, la gioia generale fu troppo grande per poter essere assaporata fino in fondo, al punto che ciascuno temeva di non aver udito bene: si guardavano gli uni con gli altri, sconcertati, come se avessero assistito alla vana apparenza di un sogno. Fu addirittura fatto tornare il banditore perché tutti desideravano non solo risentire le parole di chi aveva annunciato la loro libertà, ma anche di vederlo; e per la gioia scoppiò un applauso tanto unanime quanto fragoroso, ripetuto più volte, dal quale era facile capire come nulla, tra tutti i beni possibili, era gradito alla folla più della libertà. I giochi poi si svolsero così rapidamente, dato che gli occhi e la mente di tutti erano poco coinvolti nello spettacolo - a tal punto quell'unico sentimento di gioia li aveva resi insensibili a qualsiasi altro piacere. Ma terminati i giochi, quasi di corsa tutti si diressero verso il comandante romano in modo tale da apparire come un travolgente concorso di persone che si avvicinavano desiderose di toccargli la mano destra, lanciando corone, tanto da rappresentare quasi una situazione di pericolo! Né la comune gioia di tutti si manifestò solamente in quel momento, ma fu rinnovata per parecchi giorni con sentimenti di gratitudine e discorsi: 'Che ci sia al mondo una nazione che a proprie spese, con i suoi sforzi e in modo pericoloso, combatta per la libertà altrui! E non la garantisca solo a popoli confinanti, o non troppo distanti, o a paesi annessi al continente; ma valichi i mari, affinché non vi sia in nessuna parte del mondo un'ingiusta dominazione, e regni dappertutto con somma efficacia l'equità, la giustizia e la legge! Con la sola voce del banditore tutte le città della Gracia e dell'Asia hanno ottenuto la libertà! E la guerra contro Filippo ebbe tale esito. M. Porzio Catone, partito verso la Spagna, sottomise con la guerra la Spagna Citeriore. T. Quinzio Flaminio, condotta con successo la guerra contro gli Spartani e il loro tiranno Nabide, la concluse, dopo aver procurato loro la pace e liberato Argo, che era sotto il potere di un tiranno.

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