I racconti di una storica battaglia

Inizio: Ad imperium dictatoris mota est cuncta acies. Fine: Fidenatium qui supersunt ad urbem Fidenas tendunt

Avanzò al comando del dittatore l'intero esercito schierato.

Le fiaccole lanciate, in parte furono raccolte, in parte strappate con la forza: entrambi gli schieramenti ora erano armati col fuoco. Il comandante di cavalleria in persona aveva escogitato un nuovo tipo di scontro; ordinò di togliere i morsi ai cavalli, ed egli stesso, per primo, dato lo sprone, con il cavallo a briglia sciolta, si lancia in mezzo al fuoco, e gli altri cavalli spinti a galoppare da una corsa senza impedimenti, trascinano i cavalieri contro il nemico. La polvere che si solleva mista al fumo (delle torce) toglie la vista dagli occhi degli uomini e dei cavalli.

Ma quello spettacolo che aveva atterrito prima i soldati, non spaventa per nulla i cavalli. Poi si alza un nuovo frastuono; il dittatore ordina con voce stentorea che il luogotenente Quinto ed i suoi assalissero i nemici alle spalle; poi lo stesso, ripetuto l'urlo di guerra, si butta all'assalto con maggiore accanimento.

Poiché due eserciti, e due diversi modi di combattere incalzavano circondando gli Etruschi sia di fronte che da tergo, e non c'era possibilità di fuga né di ritirarsi verso l'accampamento, né verso i monti, da dove si era contrapposto un nuovo contingente nemico, e i cavalli liberi dal morso avevano trascinato i cavalieri da tutte le parti, la massima parte dei Veienti si dirige in modo disordinato verso il Tevere, quelli sopravvissuti tra i Fidenati cercano di raggiungere la città di Fidene.

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