I tarentini passano ad Annibale - Livio versione latino

I TARENTINI PASSANO AD ANNIBALE
Versione latino LIVIO

Tarentinorum defectionis a Romanis ad Hannibalem haec causa fuisse traditur: Philea Tarentinus, per speciem legationis Romae cum esset, aditun sibi paravit ad absides Tarentinos Thirinosque, qui Romae in atrio Libertatis custodiebantur.

Hos crebris colloquiis sollicitavit et, corruptis aedituis duobus, cum primis tenebris eos custodia eduxit, atque ipse, comes occulti itineris factus, ex urbe profugit. Luce prima vulgata est per urbem fugae fama; absides illi, comprehensi Terracinae postero die, Roman in vinculis retracti sunt.

Deducti in comitium virgisque caesi, approbante populo, de saxo deiciuntur. Huius atrocitas poenae duarum nobilissimarum in Italia Graecarum civitatum animos irritavit cum publice, tum etiam singulos privatim ut quisque tam foede interemptos aut propinquitate aut amicitia contingebat.

Ex iis tredecim fere nobiles iuvenes Tarentini coniuraverunt, quorum principes Nico et Philemenus erant. Hi priusquam aliquid moverent conloquendum cum Hannibale rati, nocte per speciem venandi urbe egressi ad eum proficiscuntur; et cum haud procul castris abessent, ceteri silva prope viam sese occuluerunt, Nico et Philemenus progressi ad stationes comprehensique, ultro id petentes, ad Hannibalem deducti sunt.

Si tramanda che questo fu il motivo del passaggio dei Tarantini dai Romani ad Annibale: Filea Tarantino, trovandosi a Roma sotto il pretesto di ambasciatore, preparò si procurò il passaggio verso gli ostaggi Tarantini e Tirini, i quali erano tenuti prigionieri nell’atrio della dea Libertà.

Li invitò con frequenti colloqui e, avendo corrotto i due custodi del tempio, con le prime tenebre li condusse fuori dal carcere, ed egli stesso, resosi compagno di un passaggio segreto, fuggì dalla città. sul far del giorno si sparse per la città la notizia della fuga; quegli ostaggi, catturati a Terracina il giorno dopo, furono ricondotti in catene a Roma.

Trascinati nel foro e percossi con verghe, dando il proprio assenso il popolo, vengono gettati dalla rupe Tarpea. L’atrocità di questa pena irritò gli animi delle due più nobile città Greche in Italia sia pubblicamente sia anche ciascun in privato a seconda di quanto fosse in rapporto di parentela o amicizia con coloro che in modo tanto orribile erano stati uccisi.

Fra essi circa tredici nobili Taranti congiurarono, fra cui erano i principi Nico e Filemeno. Questi decisi prima di intraprendere qualcosa per parlare con Annibale, di notte sotto il pretesto di cacciare usciti dalla città si recano da lui; e poiché non erano lontano dall’accampamento, alcuni si nascosero nella selva vicino la strada. Nico e Filemone avanzarono verso il posto di guardia e furono presi, chiedendo ciò di propria volontà, furono condotti da Annibale.

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