Il terribile anno di Canne

Eodem anno, quo ad Cannes exercitus Romanus fusus est, duo Vestales, Opimia atque Floronia, stupri compertae sunt, quarum altera sub terra, ut mos est, ad Portam Collinam necata est, altera sibimet ipsa mortem conscivit.

Lucius Cantilius, scriba pontificis, qui cum Floronia stuprum fecisset, a pontifice maximo in comitiis eo usque virgis caesus est ut inter verbera expiraverit. Quod nefas cum inter tot clades in prodigium versus esset, decemviri libros Sibyllinos adire iussi sunt.

Et Quintus Fabius Pictor Delphos ad oraculum missus est sciscitatum quibus precibus sacrificiisque dei placari possent et quaenam finis tantis cladibus eventura foret. Interea sacrificia extraordinaria facta sunt, inter quae Gallus et Galla, Graecus et Graeca in foro boario sub terram vivi demissi sunt in locum saxis conseptum, iam ante hostiarum humanarum sanguine inbutum.

Placatis, ut rebantur, deis, Marcus Claudius Marcellus ab Ostia mille et quingentos milites, quos in classem scriptos habebat, Romam, ut urbi praesidio essent, mittit.

Nello medesimo anno, nel quale fu sconfitto l’esercito Romano a Canne, due vestali, Opimia e Floronia, furono riconosciute colpevoli di disonore, peccato carnale delle quali l’una fu fatta morire sotto terra (cioè sepolta viva) presso la Porta Collina, come è usanza, l’altra inflisse proprio a se stessa la morte (si suicidò).

Lucio Cantilio, scriba del pontefice, per aver compiuto l'atto carnale con Floronia, venne colpito con delle verghe dal pontefice massimo in assemblea, finché morì tra le bastonate. Poichè questo sacrilegio, tra tante uccisioni, era stato interpretato come un segno del destino, si ordinò ai decemviri di consultare i libri sibillini.

E Quinto Fabio Pittore fu inviato a Delfi dall'oracolo per chiedere con quali preghiere e sacrifici gli dei potevano essere placati e quale fine si sarebbe mai compiuta con tanto grandi sciagure.

Frattanto furono fatti sacrifici straordinari, tra i quali (uno in cui) un Gallo ed una donna Gallica, un Greco ed una Greca furono sepolti vivi nel foro boario, in un luogo circondato di sassi già in precedenza macchiato del sangue di vittime umane. Placati, come speravano, gli dei, Marco Claudio Marcello mandò dalle vicinanze di Ostia mille e cinquecento soldati, che aveva arruolati nella flotta, a Roma, affinché servissero da presidio per la città.

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