In nome di Lucrezia Bruto scatena una rivolta contro il re tiranno

Brutus, cultrum ex vulnere Lucretiae extractum manantem cruore prae se tenens, "Per hunc" inquit, "castissimum ante regiam iniuriam sanguinem iuro, vosque, dii, testes facio me L. Tarquinium Superbum cum scelerata coniuge et omni liberorum stirpe ferro, igni, quacumque dehinc vi possim, exacturum, nec illos nec alium quemquam regnare Romae passurum!". Cultrum deinde Collatino tradit, inde Lucretio ac Valerio, stupentibus, miraculo rei, unde novum in Bruti pectore ingenium.

Bruto, tenendo davanti a sè il coltello grondante di sangue estratto dalla ferita di Lucrezia, disse: " Giuro su questo sangue castissimo prima dell’ingiustizia regia e faccio testimone voi, o dei, che io caccerò Lucio Tarquinio Superbo con la moglie scellerata e con tutta la stirpe dei figli, con il ferro, con il fuoco insomma con qualunque forza io possa, e non soffrirò che essi né qualcun altro regni su Roma!". Poi consegna il coltello a Collatino, dopo a Lucrezio e a Valerio, i quali erano sconvolti dal prodigio della cosa, da dove (venisse) la nuova indole nell'animo di Bruto.

Secondo la formula stabilita (come era stato ordinato), giurano;

e tutti dal dolore volti alla collera, seguono come capo Bruto il quale esortava ormai di là a distruggere la monarchia. Portano giù il corpo di Lucrezia, dopo averlo portato fuori dalla casa, nella piazza, e radunarono uomini, come succede, per lo strano avvenimento, per la nuova situazione e per lo sdegno. Ciascuno per conto suo si lamenta della scelleratezza reale e della violenza.

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