Infausti prodigi e una terribile pestilenza

Inizio: Prodigia multa foeda et Romae eo anno visa et nuntiata peregere ... Fine: ut is numerus militum non expletus sit

In quell'anno furono annunciati ( letteralmente visti ) molti presagi funesti a Roma e ne furono riferiti fuori dalla città.

Nella piazza dei templi di Vulcano e della Concordia piovve sangue; i pontefici annunciarono che le aste si erano mosse, e che a Lanuvio la statua di Giunone Sospita aveva lacrimato. La pestilenza nei campi, nelle piazze, nei luoghi di riunione e in città era così violenta, che a stento erano sufficienti i servizi funebri. I senatori, angosciati per questi prodigi e stragi, decretarono che anche i consoli sacrificassero vittime piuttosto grandi, e che i decemviri consultassero i libri.

Per loro decreto, fu indetta per un solo giorno una preghiera pubblica presso tutti i templi di Roma. Il Senato decretò e i consoli proclamarono, che per tutta l'Italia vi fossero per tre giorni una preghiera pubblica e riposo.

A causa della ribellione dei Corsi e della guerra provocata dagli Iliesi in Sardegna, fu deciso che si arruolassero ottomila fanti e trecento cavalieri tra gli alleati di nome Latino. Ma era così grande la violenza della pestilenza, che morirono così tanti uomini ed i consoli riferirono così tanti malati ovunque, che quel numero di soldati non fu raggiunto.

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