La legge Oppia (Versione Latino Livio)

La legge Oppia
Autore: Livio
Corso di lingua latina per il biennio grammatica e traduzione un 14-25

Tulerat eam C. Oppius tribunus plebis Q. Fabio Ti.

Questa legge era stata proposta dal tribuno della plebe Gaio Oppio, nell'anno in cui erano consoli Quinto Fabio e Tiberio Sempronio, proprio quando più divampava la guerra punica: secondo questa legge nessuna donna poteva possedere più di mezza oncia d'oro, indossare vestiti dai colori appariscenti, farsi portare in carrozza in Roma o in altre città o nel raggio di un miglio da esse se non per motivi legati a cerimonie religiose. I tribuni della plebe Marco e Publio Giunio Bruto difendevano la legge Oppia e proclamavano che non ne avrebbero mai accettato l'abrogazione;

molti esponenti della nobiltà si facevano avanti parlando a favore della legge o contro di essa e tutto il Campidoglio era pieno di una folla di favorevoli e contrari alla legge. E le donne: non riuscirono a trattenerle in casa né l'autorità, né il senso del pudore, né le imposizioni dei loro mariti; avevano occupato tutte le strade della città e tutti gli accessi al Foro, chiedendo agli uomini i quali vi si recavano che consentissero, in un momento di grande floridezza della repubblica e di crescita continua e generale della ricchezza privata, che alle donne fossero restituiti i loro antichi ornamenti.

Le donne si radunavano, di giorno in giorno, sempre più numerose arrivando perfino dalle città e dai luoghi di mercato dei dintorni. Ormai osavano avvicinare i consoli, i pretori e gli altri magistrati presentando le loro richieste.

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