La proclamazione della libertà in Grecia (Versione Latino Livio)

La proclamazione della libertà in Grecia
Autore: Livio

Isthmiorum statum ludicrum aderat, semper quidem et alias frequens cum propter spectaculi studium insitum genti, quo certamina omnis generis artium uiriumque et pernicitatis uisuntur, tum quia propter opportunitatem loci per duo diuersa maria omnium rerum usus ministrantis humano generi, concilium Asiae Graeciaeque is mercatus erat.

tum uero non ad solitos modo usus undique conuenerant sed expectatione erecti qui deinde status futurus Graeciae, quae sua fortuna esset. alii alia non taciti solum opinabantur sed sermonibus etiam ferebant Romanos facturos: uix cuiquam persuadebatur Graecia omni cessuros. ad spectaculum consederant, et praeco cum tubicine, ut mos est, in mediam aream, unde sollemni carmine ludicrum indici solet, processit et tuba silentio facto ita pronuntiat: 'senatus Romanus et T. Quinctius imperator Philippo rege Macedonibusque deuictis liberos, immunes, suis legibus esse iubet Corinthios, Phocenses, Locrensesque omnes et insulam Euboeam et Magnetas, Thessalos, Perrhaebos, Achaeos Phthiotas'. percensuerat omnes gentes quae sub dicione Philippi regis fuerant. audita uoce praeconis maius gaudium fuit quam quod uniuersum homines acciperent: uix satis credere se quisque audisse et alii alios intueri, mirabundi uelut ad somni uanam speciem; quod ad quemque pertinebat, suarum aurium fidei minimum credentes, proximos interrogabant. reuocatus praeco, cum unusquisque non audire modo sed uidere libertatis suae nuntium aueret, iterum pronuntiauit eadem. tum ab certo iam gaudio tantus cum clamore plausus est ortus totiensque repetitus ut facile appareret nihil omnium bonorum multitudini gratius quam libertatem esse. ludicrum deinde ita raptim peractum est ut nullius nec animi nec oculi spectaculo intenti essent: adeo unum gaudium praeoccupauerat omnium aliarum sensum uoluptatium.


32. Era ormai vicina la data dei giochi istmici, i quali attirano certamente, in tutte le occasioni, grandi folle perché quel popolo ama tale genere di spettacoli e ammira tutte le competizioni artistiche e anche quelle di forza e di velocità; ma il motivo più rilevante era che, data la posizione favorevole che consente al popolo di ricevere tutto ciò che gli serve da due mari opposti, quel mercato era un punto di incontro tra Asia e Grecia. Ma in quell'occasione a radunare da ogni parte la folla non erano stati soltanto i soliti motivi, perché tutti erano anche tesi e curiosi di sapere quale sarebbe stata la condizione futura della Grecia, quale la sua sorte. Non ci si limitava a pensieri silenziosi ma, in pubblici discorsi, chi diceva una cosa e chi ne diceva un'altra sulle future intenzioni dei Romani: e comunque non ce n'era uno disposto a credere che essi avrebbero completamente lasciato la Grecia. Si erano seduti per ammirare lo spettacolo, quando, secondo le usanze, un banditore accompagnato da un trombettiere si avanzò al centro dello spazio, da dove usualmente si pronuncia la solenne formula di apertura dei giochi.

Il banditore, ottenuto il silenzio con uno squillo di tromba, pronunciò queste parole: «Il senato romano e il comandante Tito Quinzio, dopo la sconfitta inferta al re Filippo e ai Macedoni, dispongono che tutti gli abitanti di Corinto, della Focide, della Locride, e l'isola di Eubea e gli abitanti della Magnesia, della Tessaglia, della Perrebia, gli Achei della Ftiotide siano liberi ed esenti dal pagamento di tributi e conservino le loro leggi!». L'elenco comprendeva tutte le popolazioni che erano state sotto il dominio del re Filippo. Appena il banditore ebbe finito di pronunciare queste parole, la gioia generale fu troppo grande per poter essere assaporata fino in fondo, al punto che ciascuno temeva di non aver udito bene: si guardavano gli uni gli altri, sconcertati come se avessero assistito alla vana apparenza di un sogno. Ognuno, per la parte che lo riguardava, poco credendo alle sue orecchie, interrogava i vicini. Fu addirittura fatto tornare il banditore perché tutti desideravano non solo risentire le parole di chi aveva annunciato la loro libertà, ma anche vederlo: ed egli ripeté quanto aveva detto poco prima. Quando la gioia divenne certezza scoppiò un applauso così generale e fragoroso che era facile capire come nulla, tra tutti i beni possibili, era gradito alla folla più della libertà. I giochi si svolsero rapidamente, tanto gli occhi e la mente di tutti erano poco coinvolti nello spettacolo: a tal punto quell'unico sentimento di gioia li aveva resi insensibili a qualsiasi altro piacere.

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