Le audaci parole di un decurione (Versione Latino Livio)

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Autore: Livio

Iam omnibus locis ceditur, nequiquam sempronio consule obiurgante atque hortante.

Ormai si cede da ogni parte.

Inutili sono i rimproveri e gli incitamenti del console Sempronio. A nulla servivano il potere e l'autorità, e presto i suoi uomini avrebbero volto le spalle ai nemici, se Sesto Tempanio, un decurione di cavalleria, non fosse intervenuto con grande prontezza di spirito quando ormai la situazione stava per precipitare. Dopo aver urlato ai cavalieri di scendere da cavallo, se volevano salvare la repubblica - e i cavalieri di tutti gli squadroni avevano obbedito come a un comando del console -, egli aggiunse: «Se questa coorte armata di piccoli scudi non riesce a frenare l'impeto dei nemici, è la fine della nostra supremazia.

Seguite la punta della mia lancia come se fosse un vessillo. Mostrate a Volsci e Romani che non c'è cavalleria che possa starvi a pari quando siete in sella, né fanteria quando vi trasformate in fanti!» Siccome al suo incitamento seguì un urlo di approvazione, Tempanio avanza reggendo alta la punta della lancia.

Dovunque passano, si fanno breccia con la forza. Proteggendosi con gli scudi, accorrono dove vedono i compagni in maggiore difficoltà. Le sorti della battaglia si risollevano in tutti i punti dove il loro slancio li trascina. E se quel pugno di uomini avesse potuto buttarsi dovunque simultaneamente, non c'era dubbio che i nemici si sarebbero dati alla fuga.

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