Le istituzioni religiose di Numa: la fondazione del tempio di Giano e il calendario (Versione Latino Livio)

Le istituzioni religiose di Numa: la fondazione del tempio di Giano e il calendario
Autore: Livio

Qui regno ita potitus urbem novam conditam vi et armis, iure eam legibusque ac moribus de integro condere parat.

[Numa Pompilio] Costui, dopo essersi impadronito del regno si prepara a fondare di sana pianta [de integro] una nuova città, fondata con la forza e le armi, con leggi e regole. Accorgendosi che non si riuscivano ad assuefarsi a causa delle guerre, ritenendo che bisognava mitigare il feroce popolo con il non utilizzo delle armi, costruì ai piedi dell'Argileto Giano simbolo di pace e di guerra, aperto per simboleggiare che la città era in guerra chiuso per simboleggiare che tutti i popoli intorno erano in pace. Poi dopo il regno di Numa fu chiuso due volte, una volta dal console T. Manlio dopo il compimento della prima guerra punica, la seconda, perché le divinità concessero alla nostra epoca di vederlo dopo la guerra di Azio quando dall'imperatore Cesare Augusto fu stabilita la pace per mare e per terra, Fu chiuso da lui dopo essersi assicurato con trattati di alleanza la buona disposizione di tutte le popolazioni limitrofe ed eliminando le preoccupazioni di pericoli provenienti dall'esterno. Così facendo, però, si correva il rischio che animi resi vigili dalla disciplina militare e dalla continua paura del nemico si rammollissero in un ozio pericoloso. Per evitarlo, egli pensò che la prima cosa da fare fosse instillare in essi il timore reverenziale per gli dèi, espediente efficacissimo nei confronti di una massa ignorante e ancora rozza in quei primi anni. Dato che non poteva penetrare nelle loro menti senza far ricorso a qualche racconto prodigioso, si inventò di avere degli incontri notturni con la dea Egeria e riferì che quest'ultima lo aveva esortato a istituire dei rituali sacri particolarmente graditi agli dèi, nonché a preporre a ciascuno di essi certi officianti specifici. Prima di tutto, basandosi sul corso della luna, divide l'anno in dodici mesi. Ma dato che i singoli mesi lunari non si compongono di trenta giorni e che ce ne sono "undici" di differenza rispetto a un intero anno calcolato in base alla rivoluzione del sole, egli aggiunse dei mesi intercalari in maniera tale che il ventesimo anno si trovassero rispetto al sole nella stessa posizione dalla quale erano partiti e che così la durata di tutti gli anni tornasse perfettamente. Istituì i giorni fasti e nefasti, poiché, alle volte, sarebbe stato utile che nessuna questione fosse discussa con il popolo.

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