Occhio alle donne in politica (versione di livio)

Occhio alle donne in politica
Autore: Livio
Mod. di Lingua lat. vol. 1 tomo b n. 1 pag. 431

Maiores nostri nullam, ne privatam quidem rem agere feminas sine tutore auctore voluerunt, in manu esse parentium, fratrum, virorum: nos, si diis placet, iam etiam rem publicam capessere eas patimur et foro prope et contionibus et comitiis immisceri.

Quid enim nunc aliud per vias et compita faciunt quam rogationem tribunorum plebi suadent, quam legem abrogandam censent? Date frenos impotenti naturae et indomito animali et sperate ipsas modum licentiae facturas: nisi vos facietis, minimum hoc eorum est quae iniquo animo feminae sibi aut moribus aut legibus iniuncta patiuntur. Omnium rerum libertatem, immo licentiam, si vere dicere volumus, desiderant. Quid enim, si hoc expugnaverint, non temptabunt? Recensete omnia muliebria iura, quibus licentiam earum adligaverint maiores vestri per quaeque subiecerint viris; quibus omnibus constrictas vix tamen continere potestis. Quid? Si carpere singula et extorquere et exaequari ad extremum viris patiemini, tolerabiles vobis eas fore creditis? Extemplo simul pares esse coeperint, superiores erunt.


I nostri antenati vollero (decisero) che le donne non trattassero alcun affare, neppure privato senza un tutore garante, (vollero invece) che fossero nelle mani dei genitori, dei fratelli, dei mariti: noi, se agli dei piace (è gradito), già sopportiamo anche che esse 8le donne) prendano in mano il governo e che si mescolino quasi al foro e alle assemblee e ai comizi. Cos' altro infatti ora fanno nel mezzo delle vie e degli incroci se non raccomandare al popolo la proposta di legge dei tribuni, se non valutare che la legge sia da abrogare ? Allentate le redini a una natura sfrenata e ad una bestia indomabile e sperate che le donne stesse porranno alla sfrenatezza un limite: se non (lo = cioè il limite) porrete voi, questa è la cosa minore fra quelle che, imposte a loro (in italiano meglio imposte loro) dalle tradizioni o dalle leggi, le donne sopportano malvolentieri.

Vogliono la libertà di tutto, anzi la licenza assoluta, se vogliamo parlare chiaramente. Cosa infatti non proveranno, se trionferanno in questo? Passate in rassegna tutte le leggi riguardanti le donne, con le quali i vostri antenati hanno limitato la loro sfrenatezza e attraverso le quali le hanno sottoposte ai mariti; potete tuttavia a stento tenerle a freno benchè costrette da tutte queste leggi. Cosa? Se sopporterete che modifichino e distorcano le leggi una ad una e si rendano pari infine agli uomini, credete che esse saranno per voi tollerabili? Subito, appena cominceranno a essere pari, saranno superiori.

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