Origine etrusca degli spettacoli teatrali romani (VERSIONE Latina Lectio)

Origine etrusca degli spettacoli teatrali romani
Autore: Livio Latina Lectio n. 57 pag. 139

Per quingentos autem et quinquaginta et octo annos senatus populo mixtus spectaculo ludorum interfuit.

Per un periodo di 558 anni, il senato assistette ai giochi frammisto alla plebe, fino a quando gli edili Attilio Serrano e Lucio Scribonio - al tempo in cui organizzarono i ludi in onore della Madre degli dei - abolirono tale consuetudine, seguendo l'indicazione dell'Africano Minore e discriminando, così, i settori adibiti al senato da quelli popolari.

La qual cosa non fu gradita dalla plebe, e incrinò, di molto, il favore popolare accordato a Scipione. Risalirò ora alla causa originaria dell'istituzione dei ludi. Erano consoli Caio Sulpicio Petico e Caio Licinio Stolone, quando scoppiò in Roma una terribile peste, che preoccupò a tal punto la città per le sue interne sciagure da distoglierla persino dalle guerre allora in atto; ed ogni rimedio pareva ormai riposto più in qualche nuovo culto propiziatorio che in alcun umano consiglio. Cosi, per placare l'ira della potenza divina, carmi furono composti e offerti all'attento ascolto del popolo, il quale si era fino ad allora contentato degli spettacoli del circo, istituiti da Romolo al tempo del ratto delle Sabine col nome di Consualia.

Ma secondo la tendenza, abituale negli uomini, di sviluppare con passione e perseveranza le più piccole premesse, i giovani aggiunsero scherzando agli inni religiosi movimenti spontanei ed incomposti del corpo: e questo diede motivo per la chiamata dall'Etruria di mimi di professione. La loro eleganza ed agilità, che derivava dalle danze tradizionali dei Cureti e dei Lidi, progenitori degli Etruschi, unitamente alla novità dello spettacolo, riusci piacevole agli occhi dei Romani, e poiché i mimi di professione erano in lingua etrusca detti "istrioni", gli attori ne ebbero tale nome.

Quindi, un pò alla volta, l'arte scenica passò alle forme della satira, donde, primo fra tutti, il poeta Livio fece convergere l'attenzione degli spettatori su argomenti drammatici; ed egli stesso, autore ed attore a un tempo, perduta la voce per le numerose repliche cui gli spettatori lo costringeva, prese l'abitudine di gestire soltanto, lasciando la recitazione ad un giovane che declamava in accordo col flautista. Furono poi fatte venire in Roma di tra gli Osci le Atellane: questo genere di spettacolo ameno, debitamente contenuto dalla severità italica, fu per ciò stesso esente da ogni biasimo: tant'è vero che l'attore non viene espulso dalla sua tribù né esonerato dal servizio militare.

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