Rispetto dei Romani per il giuramento - Livio

Rispetto dei Romani per il giuramento
Livio Nuovo comprendere e tradurre n. 4 pag. 110

Antiqui tradidere rem silentio non praetereundam.

Gli antichi tramandarono una cosa (un fatto) che non (si deve) bisogna passare sotto silenzio.

Durante la seconda guerra Punica, dopo la battaglia di Canne, Annibale, convocati i soldati romani che aveva catturato, annunciò che avrebbe concesso al Senato la possibilità di riscattare i prigionieri. Ordinò dunque che fossero scelti dieci prigionieri, affinché andassero a Roma presso il Senato, avendo giurato di ritornare (participio futuro con valore finale), se non avessero ottenuto il riscatto dei prigionieri; infatti tanta importanza era attribuita al giuramento, che nessun altro pegno di fedeltà era richiesto da essi.

Dopo che furono usciti dall’accampamento, uno di loro, che aveva pochissimo del carattere romano, ritornò nell’accampamento di nascosto per liberarsi del giuramento e prima di notte raggiunse i compagni. Quando poi il Senato decise di non dover riscattare i prigionieri, poiché era dovere dei soldati romani affrontare la morte valorosamente, quel soldato andò verso casa affermando che lui, essendo già tornato nell’accampamento, era stato liberato dal giuramento;

al contrario nulla, neppure le preghiere dei parenti, potè impedire che gli altri ritornassero all’accampamento dei Cartaginesi. Ma il Senato ordinò che il soldato fraudolento fosse portato in catene da Annibale. Tutti i prigionieri o morirono uccisi dai Cartaginesi o furono venduti.

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